#160 – La rete unica

#160 – La rete unica

 
 
00:00 / 11:12
 
1X
 

Dare il controllo dell’infrastruttura della rete internet di uno Stato ad una azienda che vende internet al dettaglio, fidatevi, non è una buona idea.

Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi contribuire alla realizzazione puoi usare Paypal, Satispay, il vecchio IBAN (contattami per chiedermelo) oppure i BitCoin (vedi QR code nella barra laterale del sito)
Se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme:
Telegram (un gruppo dove discutere degli argomenti del podcast)
Twitter del podcast e Twitter personale (il social che amo di più)
La mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio, puoi anche scrivere crittografato usando la mia chiave pubblica PGP)

Rispondo sempre

Se ti serve della consulenza tecnica, puoi avere tutte le informazioni alla mia pagina professionale

Se questo podcast ti piace, parlane con un amico e faglielo ascoltare!

Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 160 e io sono, come sempre, Francesco.

Pare che sia deciso, o forse no, qualcuno, per nostra fortuna, si è opposto, in Italia ci sarà una unica grande rete di distribuzione di Internet e non la frammentazione che c’è ora, questo darà un grande colpo al futuro della connettività in Italia.
Questa è la notizia.
Potrei finirla qui, dire che da questa notizia sono comparsi come funghi un sacco di esperti delle infrastrutture internet come se fossero funghi, un po’ come durante i mondiali sono tutti commissario tecnico e così via.
E invece, visto che ho visto un po’ come funzionano le cose nel settore della connettività vorrei dire la mia su questa cosa.
Storicamente la rete di distribuzione delle linee telefoniche era di un solo gestore: la SIP, ve la ricordate? 
Pronto è la SIP? NOP! Scusate.
Tutto rame, posato millenni fa e sempre quello è stato ed è ancora.
La società è cambiata negli anni, diventando Telecom Italia, poi è nata TIM per la parte mobile, poi è diventata TIM per mobile e fisso, ma la rete è rimasta di rame. Sempre di rame.
La connettività è evoluta ed è passata da modulata su linea analogica a 56kbps alla fantastica ADSL, che usava una banda di frequenza diversa, sempre su rame.
Non ci fossero stati altri operatori, che hanno iniziato a capire che questo maledetto rame non avrebbe fatto parte del futuro, nessuno avrebbe iniziato a scavare e a posare la fibra ottica, sicuramente non lo avrebbe fatto TIM.
Dobbiamo dire grazie a Fastweb e altri operatori che sono ormai morti, che hanno iniziato, qualche decina di anni fa, con investimenti molto ingenti, a posare la fibra sotto le strade di grandi città.
Poi è nata MetroWeb che ha iniziato un progetto moto più grande in tutta Italia, convertita nel 2015 in OpenFiber.
Se non ci fossero stati loro, quella che si chiama concorrenza, noi saremmo ancora tutti con il rame, perché TIM non avrebbe iniziato a mettere la fibra, se non avesse avuto concorrenza. TIM è molto affezionata al rame.
TIM ha quindi iniziato a posare la fibra però lo ha fatto in modo da non dire addio del tutto al suo amatissimo rame, ne ha fatto un pezzetto, si è fermata agli armadi di strada, perché tanto c’è ancora il maledettissimo rame.
E’ chiaro che TIM ama il rame?
Così ha iniziato a vendere la fibra fasulla, i contratti FTTC, Fiber To The Cabinet. La Fibra arriva all’armadio e dall’armadio arriva a casa tua, come? ma sul rame ovviamente!
E se il rame fino a casa tua è vecchio o fa schifo hai la fibra che a più di 30Mbps non va, pazienza, quello hai e quello ti tieni.
Con OpenFIber no, loro ti portano la fibra a casa, fino in cantina e poi salgono su. Arriva in casa tua, ti mettono l’apparecchio che converte il segnale ottico in segnale elettrico e hai la tua bella fibra a un giga, alla faccia di TIM.
Notare bene, perché le cose vanno dette chiare. Non ti portano un giga solo per te in casa.
Ad ogni fibra da 1 giga possono allacciare fino a 64 alloggi, quindi, in caso di richiesta contemporanea di tutti, la banda massima ottenibile è di 15Mbps.
Ma è la fibra. Non patisce interferenze, alluvioni, niente. Solo strappi o danni fisici o elettrici ai dispositivi di attestazione. Il segnale ottico è sempre quello in ogni condizione.
E tra 10 anni, quando cambieranno i dispositivi attestati, su quel filo di vetro sottilissimo magari la banda passante sarà di 10 giga, senza scavare oltre. Invece il rame sarà sempre quello. Quello che fa schifo, che passa in un cavedio umido che a più di 30 mega non va e se piove va a 2.

Ok, ma torniamo a noi. La rete unica.
Sapete qual è un altro dramma enorme di TIM?
Che qualsiasi operatore che vuole portarvi la connettività a casa, se non avete a disposizione la fibra di Open Fiber, dove chiedere a TIM “senti, mi affitti il tuo maledetto rame?” Lo stesso rame che TIM userebbe per portarvi la sua connettività.

Ecco, vi si è accesa una lampadina arancione che lampeggia con la scritta PERICOLO?
Esatto, TIM ha la rete, vende i servizi sulla sua rete e affitta la rete per vendere i servizi di connettività alla concorrenza.
OpenFiber no, OpenFiber, affitta solo la fibra per vendere la connettività, lei non vende connettività a nessuno. Mi pare un po’ più normale.

La nuova rete unica, con un sacco di giri di capitali e di società sarà, alla fine, per la maggioranza, pare di poco più del 50%, di TIM.
La stessa TIM che non avrebbe mai investito in fibra se non ci fossero stati altri che iniziavano a scavare per mettere la fibra.
La stessa TIM che continua a vendere come fibra, le connessioni su rame
La stessa TIM che ha pubblicizzato, giusto qualche giorno fa, una cosa del tipo “non serve pensare alla fibra, si deve pensare alla connettività senza fili”, quando tutto il mondo sa, e lo sapete anche voi ascoltatori di Pillole di Bit, che la larghezza di banda nell’etere è limitata, talmente limitata che gli operatori mobili hanno pagato miliardi di euro per avere delle piccole parti di spettro elettromagnetico per il 5G.

Quindi nel futuro avremo una società, TIM, che possiederà la maggioranza di una rete, la cui parte più moderna non l’ha realizzata lei, e che la venderà ai suoi concorrenti, quelli che offrono connettività.
Vi racconto qualche piccolo aneddoto italiano.
In italia abbiamo Trenitalia, che si occupa dei treni e RFI, che si occupa della rete ferroviaria, il paragone è abbastanza calzante. Prima le due società erano la stessa.
Una società che vuole far circolare dei treni sulla rete ferroviaria affitta il passaggio a RFI. Mettiamo che questa società si chiami Arenaways e voglia collegare Torino a Milano con le fermate intermedie, con dei treni nuovi, moderni e con un servizio di alta qualità, usando la linea dei treni regionali.
Affitta la linea e poi, per motivi politici non le fanno fare le fermate intermedie, perché va contro l’amica Trenitalia. Arenaways che fa? Fallisce nel giro di due anni.
E se una nuova società si chiama Italo e vuole usare la rete ad alta velocità? Succede che RFI e Grandi stazioni costruiscono una cancellata esattamente tra la sala d’aspetto dei passeggeri Italo e il binario dove dovrebbero passare i treni, costringendoli a fare decine e decine di metri in più rispetto ai 5 metri sufficienti senza la cancellata.

Quindi cosa potrebbe succedere se TIM, che ha la rete e vende la connettività, deve affittare la sua rete a chi vende la connettività?
Un vecchio adagio dice che a pensare male si fa peccato, ma raramente si sbaglia.
Ho visto già quel che succede adesso con il rame, e il futuro, a mio parere, non prevede nulla di buono.
Sono il primo a dire che la rete dovrebbe essere unica, di un’azienda privata e tutta in fibra, secondo me dovrebbe anche prevedere il completo abbandono del rame e una partecipazione pubblica nel finanziare le aree a fallimento di mercato, cioè quelle zone a bassa densità di popolazione dove gli investimenti di posa della fibra non tornerebbero.
Questo perché tutti dovrebbero avere diritto a una connettività seria, come tutti hanno diritto alla corrente elettrica, all’acqua potabile e alle fogne.
Ho visto posti, anche poco fuori di grandi centri urbani, dove la connettività massima è di 5 mega al secondo e non sempre, a volte non raggiunge mezzo mega. Questo non va bene. 

Uso un paragone di Stefano Quintarelli, forse ancora più calzante. Avere un unico mulino che vende la farina a tutti i fornai va molto bene, ma se questo mulino vende anche il pane, chi garantisce che non venda la farina più scadente agli altri fornai, per tenersi la migliore per sé?

Quindi la rete unica potrebbe essere una buona cosa, ma chi la gestisce, non deve vendere al dettaglio, deve solo gestirla e vendere all’ingrosso.

Se volete ascoltare una fonte più autorevole, vi consiglio caldamente la puntata del podcast 2020 del 2 ottobre 2020 con l’intervista a Raffaele Tiscar, vice Segretario generale del Consiglio dei Ministri al Governo Renzi, ne sa sicuramente molto più di me e racconta un po’ di storia partendo dal rame, al progetto Socrarte che poi è stato bloccato da Telecom quando era ancora monopolista. Il link è nelle note dell’episodio e l’intervista parte dal minuto 53

I contatti
Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it
Mi trovate su twitter come pilloledibit o cesco_78 oppure via mail scrivendo a pilloledibit@gmail.com. Il gruppo telegram è comunque il miglior modo per partecipare.
Se volete donare qualcosa potete usare Paypal o Satispay, se donate più di 5€ vi spedisco gli adesivi, se vi abbonate a 5€ al mese vi mando la tessera numerata e arriveranno contenuti esclusivi.
Se volete, potete persino donare in bitcoin, il link a borsellino lo trovate sul sito
Grazie a chi ha contribuito!

Se volete una consulenza tecnica in campo informatico trovate le informazioni su www.iltucci.com/consulenza e se volete sponsorizzare una puntata del podcast, le informazioni sono su www.pilloledib.it/sponsor


Il tip

In questi mesi tutti abbiamo partecipato a una o più sessioni di videochiamate e sicuramente spesso ci siamo trovati a dover condividere lo schermo per spiegare qualcosa su un file in nostro prossesso, magari cercando di aiutarci con il puntatore del mouse, tra un sacco di difficoltà.
Oggi vi presento il cosiddetto uovo di Colombo, che è tra le mille utility dei Sysinternals di Microsoft, che una volta o l’altra vi racconterò in una puntata dedicata e che è stato proposto nel gruppo telegram da un ascoltatore, per la precisione da Francesco, mio omonimo. Si chiama Zoomit e fa delle cose eccezionali.
Anticipo che funziona solo su Windows.
Si scarica, non serve installarlo, si lancia e tramita alcune shortcut rapide da imparara, permette di fare zoom di parte dello schermo, di disegnare righe, cerchi o quadrati di vari colori, oppure di scrivere del testo, come se il proprio monitor, durante la presentazione, fosse una vera e propria lavagna.
Leggero, gratuito e facile da usare. Io ve lo consiglio, da tenere lì, nella cartella delle utility.
Grazie Francesco! 

Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina.

Ciao!