#158 – I dati a scuola

#158 – I dati a scuola

 
 
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Comprare il PC per un ragazzo che va a scuola è solo il primo passo, poi si deve iniziare a usare il PC in modo corretto, tenere al sicuro i dati che si mettono all’interno e avere il paracadute nel caso in cui questi vengano persi. Questa puntata è pensata per i genitori degli alunni, per i ragazzi e per gli insegnanti. Se volete saperne di più contattatemi, tutte le informazioni sono nel box giallo.

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 158 e io sono, come sempre, Francesco.

Negli ultimi giorni, in ufficio, parecchie colleghe e colleghi sono passati da me ponendomi la stessa domanda: “devo comprare il computer per mio figlio per la scuola, ma non so cosa comprare. Mi consigliano tutti il macbook, ma ci vanno troppi soldi e non ho idea di che fare, mi aiuti?”
La risposta a questa domanda è nella puntata 147, che vi consiglio di ascoltare, il link lo trovate nelle note dell’episodio, come sempre.
In questa puntata vorrei aggiungere qualche dettaglio extra, che solitamente a scuola nessuno insegna e che è sconosciuto ai più, sia ai genitori che ai figli, da quel che sento, soprattutto agli insegnanti.
Diciamo che questa puntata è proprio rivolta a queste categorie di persone: i ragazzi che hanno un computer nuovo, i genitori che lo hanno comprato loro e gli insegnanti, che ne hanno uno loro, magari da non molto tempo, e hanno i loro alunni che arrivano a scuola col portatile e sono impacciati nell’utilizzo.
Quindi, se ne conoscete qualcuno, sentitevi liberi di dar loro il link della puntata da ascoltare, è facile da scaricare, è gratuita e non dura molto.
Secondo me, dal mio piccolo, potrebbe essere interessante per loro e per la sicurezza dei loro dati.
E poi, per la miseria, ci va un po’ di cultura digitale dei propri dati e della sicurezza. Nessuno lo insegna e poi ‘sti giovani vivono in un mondo pieno di dati inconsapevoli che vanno protetti, tenuti bene, che le password sono una cosa seria, che i telefoni sono molto personali e protetti con un PIN che non va detto a nessuno.
Ok, la smetto che poi divento noioso, andiamo avanti con la puntata.

Come prima cosa, è importante rendere sicuro il PC su cui si lavora, quindi è necessario mettere la password all’utente del PC.
Il PC si deve accendere e questo deve chiedervi la password per accedere. Avere un PC senza password è comodo, ma molto, molto stupido.
Sia che lo lasciate sempre a casa, sia che lo portiate in giro, a scuola o a casa di qualche compagno o compagna.
Lasciare libero accesso al PC quando non si è davanti è un rischio grave, qualcuno potrebbe cancellare il contenuto, rubarvi i file, modificarli o mandare mail e usare gli account social in nome e per conto vostro.
Potrebbe non essere piacevole che uno dei vostri professori riceva una mail di insulti dalla vostra casella di posta di istituto.
La password di accesso deve essere una password seria, lunga almeno 12 caratteri con un misto di maiuscole minuscole e numeri, così che sia impossibile da craccare a forza bruta e non deve essere banale.
Se la mettete più lunga si può tralasciare la cosa delle maiuscole numeri e caratteri speciali, la fate di 20 caratteri e siete a posto.
Con banale intendo che non deve essere:
password
il vostro nome
il nome del vostro gatto
la vostra data di nascita
il nome di un parente
il mese in corso o la stagione in corso, seguito dall’anno
Deve essere una password unica, non usata per altri account.
Cercate di imparare subito queste nozioni di base e fatele imparare ai ragazzi, sono cose importanti davvero.
Sono importanti al pari di mettere il PIN al telefono, di fare sesso con il preservativo, di lavarsi spesso le mani, si non usare le bottigliette d’acqua in modo promiscuo.

Se il sistema operativo lo permette, è importante anche crittografare il disco fisso, in modo che se qualcuno ve lo ruba, non ci possa mettere dentro il naso smontandolo dal PC. Sì, c’è gente molto curiosa che lo fa, non solo nei film. Pensate se ci mettete le vostre foto personali dentro, non vi vengono un po’ i brividi?
Ok, sembra una roba da malati di mente, ma non lo è.
Al pari dal dire “chiudi la porta di casa quando esci, così non ti entra qualcuno in casa” oppure “non scrivere il PIN del bancomat sul bancomat stesso”.
Se non avete una pessima sensazione quando sapete che qualcuno possa mettere il naso nei vostri dati, anche se non avete niente di compromettente all’interno e non parlo di cose illegali, ma magari di cose che non volete che si sappiano in giro, qualche domanda me la farei.
La cosa molto molto strana è che la crittografia del disco è facilissima da ottenere su MacOS, anzi, è proposta di default al setup, così come su quasi tutte le distribuzioni di Linux più utilizzate. Invece non è prevista di serie su Windows 10 home edition, la versione che si trova su ogni PC in vendita al supermercato. Per questo ci sono software di terze parti un po’ più complessi da usare.
Se il computer è usato da più persone, a mio parare è corretto che ognuno di essi abbia un suo utente in modo che si possa gestire il suo desktop e i suoi documenti come piace di più a lui o lei e soprattutto che non possa accedere ai documenti degli altri.
Tra fratelli, si sa, potrebbe esserci un po’ di rivalità, troppo facile che possa accadere che la sera prima di una consegna, Mario apra la cartella di Lucia e nasconda il documento “Tesi di Storia” da consegnare per un lavoro di gruppo.
Se Mario ha il suo utente e Lucia ne ha un altro e nessuno dei due sa la password dell’altro, la questione è risolta.
Se io fossi il genitore, alla configurazione del PC farei così:
Configuro il PC e creo un utente principale “big boss” amministratore del PC con una password che i miei figli non sanno.
Poi creo un utente per ogni figlio non amministratore e dico loro di cambiarsi la password subito.
In questo modo io non posso accedere ai loro utenti ed è giusto che sia così, loro non possono installare programmi o fare fesserie senza chiedermelo ed è ancora più giusto. Le cose particolari, come installare nuovi programmi, si fanno insieme.
Ogni tanto comunque io chiederei loro di accedere con me presente e guardare il loro profilo, così da controllare che non abbiano fatto fesserie.
La questione di dove vanno su Internet con il PC è una questione difficile, complessa e molto dibattuta. Non posso darvi una mano, perché non saprei da dove iniziare, in una delle prossime puntate vi parlerò di nextDNS, che potrebbe aiutarvi in questo, ricordatervi, che soprattutto per i più piccoli, Internet potrebbe essere un posto molto pericoloso.
Breve riassunto.
Abbiamo un PC nuovo.
Ogni persona che lo usa non è amministratore del PC, ma lo è un solo utente la cui password è in mano ai genitori
Le password sono password serie, ognuno ha la sua e gli altri non la devono sapere, soprattutto i genitori non devono sapere le password dei figli.
Se possibile il disco del PC va crittografato.
So che la scuola dei figli è una grandissima spesa, tra il materiale, i libri, le penne, adesso anche il PC, la connessione Internet e così via, ma potrebbe servire qualcosa da comprare: i software.
I software vanno acquistati, usare software pirata è male. Sempre.
Il software pirata non si usa.
L’antivirus su Windows non serve comprarlo, Windows defender, che è già di serie nel sistema operativo funziona molto bene e va bene usarlo.
Su Linux e MacOS, a mio parare, il rischio non è così elevato da doverne prendere uno.
Per quel che riguarda Office invece le cose sono un po’ diverse.
La scelta di base è installare LibreOffice, è Open Source, è fatto bene, la versione 7 ha fatto un bel balzo in avanti, è gratuito ed è compatibile con ogni documento e ogni sistema operativo.
Se la scuola fornisce una licenza di Microsoft Office 365, che in teoria, non potrebbe essere usato, come G Suite, a causa dell’annullamento del Privacy Shield, con la licenza c’è la possibilità di installare il pacchetto di Office, lo mettete su senza problemi.
Se avete invece l’account di G Suite, Microsoft Office non vi serve, in quanto userete il pacchetto di produttività per l’ufficio all’interno del browser che fornisce Google.
Se i genitori in ufficio hanno un utente di Office 365, forse non lo sanno, ma la licenza permette loro di installare il pacchetto Microsoft Office su un massimo di 5 PC, anche se sono personali, io ne approfitterei. Insomma, la scappatoia di usare i programmi legalmente senza tirare fuori un soldo c’è.
Se i professori a scuola vi chiedono di usare un software a pagamento e vi dicono “la potete scaricare gratis, craccandola in questo modo”, l’unica cosa ammessa che potete fare, è insorgere e dire al professore che così non si fa.
Cari insegnanti, non si insegna a usare software pirata agli alunni. Se usate software proprietario a pagamento dovete fare in modo che la scuola si occupi della fornitura delle licenze necessarie per tutti gli studenti. Se non avete i soldi o se il produttore del software non ha le licenze gratis per le scuole, passate a un prodotto con le stesse funzionalità Open Source, ne verrà sicuramente fuori qualcosa di buono.

Adesso passiamo a un altro capitolo, molto importante, la sicurezza dei dati.
In azienda mi occupo di una delle cose più bistrattate da chiunque: fare in modo che i dati aziendali non vadano persi e, in caso di problemi, avere le modalità di recupero che funzionino in modo corretto.
Detta in breve, backup e restore dei dati.
Durante l’attività scolastica, con un PC viene generata una grande quantità di dati, tra appunti, documenti, compiti, relazioni e quant’altro, questi dati sono digitali e in quanto tali sono molto volatili, più volatili di quello che si possa pensare.
Cosa può succedere a un file?
Può essere cancellato inavvertitamente
Può essere modificato per sbaglio e poi salvato
Si può corrompere perché il PC va in crash mentre ci si stava lavorando sopra
Si potrebbe rompere il disco dove il file risiedeva
Il computer potrebbe essere rubato o perso
Potrebbe essere spostato in una cartella per errore e mai più ritrovato. Sì, mi è successo anche questo.
Si potrebbe fare click sull’allegato sbagliato e perdere tutto per colpa di un cryptolocker.
Potreste perdere la password del disco crittografato.

Insomma, è necessario avere un modo per poter recuperare i dati in caso di eventi infausti.
Soprattutto perché questi eventi capitano sempre nel momento meno adatto, come ad esempio la sera prima della consegna di un lavoro preparato nelle tre settimane precedenti e impossibile da ricreare in una notte.
E’ quindi necessario mettere i propri dati al sicuro, per fare questo l’unico modo saggio è fare in modo di averne più di una copia, il famoso backup.
Ci sono molti modi di fare backup, in azienda ci sono modalità che impongono di avere almeno 3 copie dello stesso dato, su almeno due tipi di supporti diversi uno dei quali abbastanza lontano da dove stanno i dati di produzione.
Ma io lo so che stiamo parlando di studenti e i loro dati non sono ricerche in campo farmaceutico che valgono miliardi di dollari.
I dati vengono ore di lavoro che spiace perdere e quindi sono importanti, ma non vitali.
In più i soldi delle famiglie degli studenti non sono quelli delle aziende farmaceutiche e proporre un sistema di backup da 10.000 euro per una famiglia che magari si è già svenata per comprare un PC per i propri figli è un’idea stupida e fuori da ogni ragione.
La prima cosa che viene in mente è: dai, la scuola mi ha dato un account Microsoft o Google, i miei dati li metto lì. Pensiero giusto, ma sicurezza non sufficiente.
Sono i grandi del web, ma ci sono due problemi.
Il primo è che i loro server non sono sempre disponibili, anche a loro capita di essere offline, di rado, ma capita.
Come capitò a Twitter che era giù esattamente durante il mio primo talk al Linux Day dove dovevo presentare il mio bot antifurto funzionante basato, guarda un po’, su Twitter.
Il secondo è che l’account che viene fornito dalla scuola è della scuola e non dello studente, non è un posto vostro dove mettere i vostri dati.
E’ gratis, vero, ma non va bene.
Quindi?
Si potrebbe fare un account gratuito su Google o su Dropbox per mettere lì copia dei propri dati.
Ok, meglio. E’ un account tuo, nessuno te lo può chiudere, ma essendo gratuito, in qualunque momento, il fornitore potrebbe dirti “senti, dal mese prossimo o paghi o te lo chiudo”. In più, per evitare che questo account sia sensibile ad attacchi di cryptolocker non devi installare il client sul PC; ma devi accedere via web e caricare le cartelle di volta in volta quando vuoi fare un backup.
E’ gratis, ok
E’ nel cloud e hai accesso da ogni dispositivo, ok
Non è garantito che sia per sempre
Non è comunque un disco tuo.
Potresti passare a un account cloud, ma a pagamento.
Va meglio, io faccio così, ho un account G Suite e ho tutto lì. Ha un costo annuale e parecchio spazio.
Ma resta un servizio cloud, quindi uno spazio disco di un altro, che non so dove sta e potrebbe, per un problema tecnico, sparire nel momento sbagliato.
Eh, ma non va mai bene niente!
Lo so, purtroppo.
Ma potreste fare un piccolo passo in più, ha un certo costo, ma vi assicuro che ne vale la pena.
Vi comprate un disco USB e copiate lì sopra regolarmente tutti i vostri dati. Lasciate il disco a casa, sempre.
Succede qualcosa e i dati sono lì, al sicuro, vi dovete solo ricordare, almeno una volta a settimana, di prendere le vostre cartelle e copiarle lì dentro.
Se preferite, potete usare un programma di backup che fa questo lavoro per voi.
Su Mac c’è Timemachine che è gratuito, per Windows C’è Veeam Agent che è gratuito anche lui. Attaccate il disco e lui fa il backup di tutto il PC.
Se c’è il backup, non c’è la sofferenza
Se non c’è il backup, prima o poi perderete i dati e poi inizierete a fare il backup. E’ una cosa scientifica.
Ma non è ancora finita.
Il backup non è un backup se non si è in grado di recuperare i file all’interno.
Quindi, ogni tanto si deve fare finta di perdere un file, si deve prendere il disco o lo spazio cloud dove si è messo il backup e lo si deve cercare, trovare, recuperare ed aprire. Se è tutto a posto, allora potete dormire sonni tranquilli.
Il digitale è bello.
Il digitale deve essere sicuro
E’ un po’ come il sesso, se ci pensate bene.
Volete essere ancora più sicuri? Prendete questo disco, che se i dati non sono moltissimi potrebbe essere una chiavetta USB, e lo fate tenere nel cassetto dell’ufficio a uno dei vostri genitori, il venerdì lo porta a casa e fate il backup. Il lunedì lo riporta in ufficio.
Deve essere in un cassetto chiuso a chiave e deve essere crittografato.
Vogliamo aggiungere ancora un livello di sicurezza extra? Un po’ di spesa in più e di supporti esterni ne prendete due, uno a casa e una copia di questo, in ufficio di uno dei genitori o a casa della nonna.
Perché portarlo lontano?
Perché se entrano i ladri e portano via tutto o se la casa prende fuoco, i dati stanno da un’altra parte.
Sì, siamo a livelli della paranoia.
Ma forse è meglio un po’ di paranoia che lavorare sei mesi sulla tesi da presentare all’esame di maturità e poi perderla per sempre, insieme a tutte le foto che avete da quando siete nati, per un evento infausto.
 
A questo punto, se vi interessa un aiuto potete chiedermelo, i contatti arrivano nella sezione subito dopo, posso aiutarvi se siete i genitori, ma anche se siete i professori, se vi interessa posso fare una lezione nelle vostre classi, in presenza o da remoto, per spiegare queste cose ai vostri alunni, anche se, magari, se sentite dai loro professori, le impareranno con più favore.
In ogni caso, il feed del podcast è gratuito per tutti, potete passarvi questa puntata e tutte le altre, senza alcun problema.
I contatti
Tutte le informazioni per contattarmi, sostenere il podcast, compresi tutti i link di cui ho parlato in puntata li trovate su www.pilloledib.it
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Il tip

Nel tip di oggi parliamo di Windows e di quanto spazio possa occupare in modo quasi illegale sul vostro disco fisso che avete pagato e che vorreste usare per metterci i vostri dati e non la sua spazzatura.
C’è una cartella all’interno di Windows che si chiama “Installer”, normalmente è nascosta e non viene pulita quando si fa la pulizia disco.
Un giorno, andando a cercare di fare un po’ di pulizia ho scoperto che su uno dei miei PC occupava qualcosa come 30GB.
Cancellare a mano file dalle cartelle di sistema non è mai una buona idea, quindi mi sono messo a cercare e ho scoperto che in quella cartella ci sono i toll per rimuovere e sistemare le patch installate nel sistema operativo.
Il problema è che ci sono anche quelli che ormai non servono più.
Esiste un tool, sviluppato da un australiano che fa un lavoro molto semplice, verifica le patch installate, la corrispondenza di quel che c’è in quella cartella e identifica i file che non servono più.
Dà la scelta di rimuoverli o spostarli, io li ho messi in un’altra cartella su un altro disco.
Ho liberato 25GB.
Non ho avuto nessun problema sul PC, quindi mi sento di consigliarvi questo fantastico tool, che si chiama Patch Cleaner, trovate il link, come al solito, nelle note dell’episodio.
https://www.homedev.com.au/free/patchcleaner

Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come al solito il lunedì mattina.

Ciao!