#176 – Etichette segnaprezzo

Pillole di Bit
#176 - Etichette segnaprezzo
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Avete notato che in molti supermercati le etichette che indicano quanto costa un determinato prodotto non sono più di carta, ma sono elettroniche? Vi svelo il segreto del loro aggiornamento!

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 176 e io sono, come sempre, Francesco.

Tutti noi, almeno una volta a settimana entriamo in un supermercato per fare la spesa. Tutti noi cerchiamo il prodotto sullo scaffale, guardiamo l’etichetta del prezzo e in base a quanto costa decidiamo se metterlo nel carrello o meno.
Quello che si sa meno è tutto il mondo che ci sta dietro alla stampe di quel prezzo sull’etichetta e sul sistema che decide chi la mette lì, perché la si mette lì e quando la si aggiorna.
Vi assicuro, è un mondo molto complesso. Lo era prima che non c’erano i computer, lo è adesso che ci sono, anzi, lo è ancora di più.
In questa puntata mi soffermo, ovviamente, sulla parte tecnologica dell’etichetta, non mi sognerei neanche di andare a fare discorsi sull’assortimento su un determinato supermercato, su perché c’è un prodotto al posto di un altro o perché uno è più in alto e l’altro più in basso o altri discorsi del genere. Mi fermo all’etichetta. Anzi ad un certo tipo di etichetta.
Se avete fatto caso, le etichette si possono dividere in due grandi categorie: quelle di carta stampata e quelle elettroniche.
Quelle di carta sono banali pezzetti di carta che, quando cambia il prezzo, vengono date in mano all’addetto, che parte, va dove c’è lo scaffale del cioccolato, toglie quelle con il prezzo checchio e mette quelle con il prezzo nuovo. 
Immaginate quando capita che parte la promozione sul cioccolato: la mattina prima di aprire si devono cambiare decine e decine di etichette, a fine promozione, se ne devono cambiare altrettante.
Il tutto cercando di fare attenzione perché non si devono mettere i prezzi sbagliati, le etichette vanno messe nelle posizioni giuste, devono essere stampate quelle corrette, perché se ne manca una si deve tornare indietro a prenderla.
Non è facile la questione.
Con il reparto di frutta e verdura questa gestione è da fare tutti i giorni in base a cosa arriva e a quanto deve essere venduta, il prezzo di questo tipo di merce varia di giorno in giorno.
No, non vorreste essere in un supermercato.
Avete idea della quantità di carta e toner che si buttano via ogni giorno? Io un po’ sì.
Sono quindi nate nate le etichette elettroniche.
Le compro, costano molto di più di una singola etichetta di carta, ma una volta messe sullo scaffale stanno lì per sempre, le devo solo aggiornare. 
Ovviamente devo cambiare la batteria, perché se sono elettroniche hanno della circuiteria e questa va alimentata in qualche modo.
La circuiteria serve essenzialmente ad assolvere a sue funzioni.
La prima è quella di mostrare ai clienti il nome del prodotto, il prezzo il prezzo al chilo o al litro, l’eventuale presenza di un’offerta.
la seconda è quella di aggiornarsi in qualche modo.
Questo modo deve prevedere l’assenza di un operatore che se le passi una ad una, se no il costo più alto non verrebbe mai ripagato.
Qui viene il bello.
Ma vi tengo sulle spine e ci arriviamo dopo.
Le etichette elettroniche, al momento, sono di due tipi.
Quelle più economiche sono con un display LCD, tipo quello dei vecchi orologi Casio, che non mi spiego il motivo, ma sono tornati tanto di moda, mostrano il prezzo su un display più o meno complesso, che danno risalto al prezzo sul classico display numerico a 7 segmenti
Le più belle e costose sono con la tecnologia a inchiostro elettronico, alcune anche con più colori, per evidenziare le offerte, magari con il colore rosso.
Il secondo tipo ha il vantaggio che il consumo della batteria interna avviene solo al cambio di stato dell’etichetta e quindi dura un po’ di più.
Il display a e-ink ha anche altri vantaggi: è molto più leggibile ed è grafico, quindi le informazioni sono molto più dettagliate ed esaustive dell’etichetta solo con i numeri LDC e magari altri dati stampati a macchina su etichette apposte sopra
Ho parlato del display a inchiostro elettronico nella lontanissima puntata 29.
Come al solito trovate i riferimenti nelle note dell’episodio, che sono sul sito o nei dettagli del podcast sulla vostra app che usate per ascoltare i podcast.
Nel programma gestionale del negozio esiste una mappa che indica dove è posizionata ogni singola etichetta sugli scaffali.
In questa mappa c’è il riferimento che relaziona la posizione dell’etichetta con il prodotto che è posizionato in corrispondenza dell’etichetta.
Tenete conto che l’assortimento di un supermercato raramente cambia, quindi questo abbinamento è stabile nel tempo
Quando arrivano le modifiche dei prezzi, c’è un sistema che prende il prezzo del prodotto con un certo codice, in base alla relazione indicata prima, sa qual è l’etichetta che deve essere aggiornata, invia a questa la variazione e l’etichetta si aggiorna.
Ma come fa?
L’etichetta deve consumare davvero davvero poco.
Non può esserci una rete WiFi all’interno del negozio per queste cose, un chip WiFi a batteria obbligherebbe il personale a cambiare batterie in modo troppo frequente e no, ve lo assicuro, sugli scaffali non c’è alimentazione elettrica.
Le etichette non sono neanche bluetooth o Zigbee, altri due sistemi di comunicazione wireless a bassa energia.
Queste etichette funzionano a infrarossi.
Ogni etichetta, se la guardate bene, ha una piccola tacca, che è un ricevitore infrarosso, come quello che c’è nelle TV o in tutti i dispositivi che hanno un telecomando che usa questa tecnologia.
E il telecomando dove sta?
Quando andate a fare la spesa la prossima volta fermatevi in un punto qualunque del supermercato e alzate lo sguardo, ovviamente se il supermercato ha le etichette elettroniche, vedrete uno o più padelloni appesi al soffitto con una superficie argentata riflettente con una forma particolare. Quello è il telecomando.
Quando viene inviato il comando di aggiornamento delle etichette, tutti questi padelloni fanno scendere una pioggia di dati via infrarosso in tutto il negozio, ogni etichetta prenderà solo quelli che sono riferiti al proprio numero di serie e con questi aggiornerà il proprio contenuto.
Praticamente è come se qualcuno al centro del supermercato iniziasse a urlare “etichetta 1”, l’etichetta 1 allora sta attenta e prende nota dei dati che dovrà visualizzare, intanto tutte le altre si fanno i fatti loro, poi urlerà “etichetta 2” e la numero due farà come ha fatto prima la uno e così via fino all’ultima.
Questa cosa viene fatta ad una velocità ovviamente molto elevata e in pochi minuti tutte le etichette saranno aggiornate.
Per far funzionare tutto il sistema è necessario che ogni etichetta veda almeno una di queste antenne che sono appese sul soffitto del supermercato. 
Per questo, indicativamente, da qualsiasi punto in cui voi siate nel supermercato, ne vedrete almeno una.
I contatti
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Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.  


Il tip
WIndows, tanti anni fa, aveva un limite sul nome delle cartelle: 8 caratteri. Anche sul nome dei file: 8 caratteri e 3 caratteri di estensione. 
Poi le cose si sono evolute e questi limiti si sono allentati.
Ma è rimasto un limite sulla quantità di caratteri massimi che può avere un percorso di cartelle e nome del file: 260.
La cosa bella è che posso mettere un file con un nome molto lungo in un percorso molto lungo la cui somma dei caratteri supera i 260, non avrò alcun errore. Quando andrò ad aprirlo il file non si aprirà mai più.
Con Windows 10 questa cosa si può risolvere andando a correggere una chiave del registro, vi lascio il link all’articolo che spiega come fare nelle note dell’episodio, ponendomi un quesito.
Cara Microsoft, ma se lo puoi gestire, perché non modifichi tu questa chiave così viviamo tutti felici e contenti?


Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come di consueto, il lunedì mattina

Ciao!