#175 – 10 anni fa

Pillole di Bit
Pillole di Bit
#175 - 10 anni fa
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Un evento per ripensare a cosa era la tecnologia 10 anni fa. Ne abbiamo fatta parecchia di strada.

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Ce n’è uno sui videogiochi, facili, economici e affrontabili, si chiama Pillole di Videogiochi, l’altro è per chi su vuole sporcare le mani, con schede e schedine, progettare circuiti e imparare cose nuove: Pillole di Geek

Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia

Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 175 e io sono, come sempre, Francesco.

Innanzitutto scusate per il buco della settimana scorsa, decidendo di registrare di settimana in settimana, senza puntate registrate con anticipo, ho la libertà di parlare di cose molto in linea con le notizie, ma ho poca libertà in caso di intoppi, se c’è l’intoppo la puntata salta.
Da qui a Pasqua potrebbe ancora succedere, abbiate pazienza.

Qualche settimana fa ho festeggiato i 10 anni di relazione insieme a mia moglie e, in quanto abbondantemente nerd entrambi, siamo caduti sul discorso di che tecnologia c’era 10 anni fa, nel primo periodo che ci frequentavamo. Questo è stato lo spunto per questa puntata. Cosa c’era di tecnologico alla portata di tutti 10 anni fa?
Parto da quello che abbiamo tutti in tasca adesso: lo smartphone.
Io avevo un HTC Tattoo, uno smartphone con Android 1.6, uno schermo touch resistivo dalla strabiliante risoluzione di 320×240 e uno spazio interno di 512MB.
Valentina aveva un iPhone 3G, era molto più avanti di me 8GB di memoria, lo schermo era già capacitivo e la risoluzione era di 480×320.
Per fare un raffronto, iPhone 12, uscito qualche mese fa, ha una risoluzione dello schermo di 2532×1170, al suo interno ci stanno più di 15 display dell’iPhone 3G
Nel 2011 avevo un contratto che comprendeva i dati da poco più di un anno e il mio Tattoo non mi permetteva di avere Whatsapp, nato da circa due anni, usavo solo i messaggi SMS. VI ricordate che uscivano le Christmas Card per avere i messaggi a centinaia per un mese a pochi Euro?
Il contratto telefonico era ancora di quelli che per una certa cifra a settimana mi permetteva di avere una certa quantità di telefonate con i numeri del mio stesso operatore, ma non con gli altri, per i quali dovevo pagare le tariffazioni al minuto con lo scatto alla risposta.
Valentina aveva un operatore diverso dal mio, quindi, dopo qualche tempo di spese improponibili, per poterci parlare, lei abitava a Bergamo, avevo preso un telefono normale, di quelli a conchiglia, per poter parlare con lei senza spendere un’enormità, con la SIM del suo stesso operatore.
Sul telefono non c’era ancora l’app della navigazione, Google Maps, c’era il servizio, ma non la navigazione così come la conosciamo adesso, non c’era Waze così su vasta scala, era appena nato e insomma, io viaggiavo ancora seguano le cartine e le indicazioni. Mi comprai un tomtom credo nel 2012 e, spento in un cassetto, ce l’ho ancora.
La mia automobile, una fiat 500, versione del 2007, aveva una nuova tecnologia in auto, il bluetooth, ma solo per le chiamate in vivavoce e alcuni comandi vocali per la composizione dei numeri e poco altro.
La musica la ascoltavo da CD oppure da chiavetta.
Non c’era la possibilità di ascoltare la muscia via Bluetooth con il protocollo a2dp come c’è ora in ogni automobile.
Ascoltavo già podcast, come Tecnica Arcana, Destini Incrociati, le prime puntate di Digitalia. Ascoltavo tutto scaricandoli su una chiavetta USB che poi mettevo nella porta in auto con il programma, che ho scoperto essere ancora aggiornato, Juice.
Mi avevano regalato un ipod nano ad un certo punto, di quelli metallizzati, aveva capacità di 2GB e avevo iniziato a sincronizzare i podcast tramite itunes dal PC, solo che la porta USB della 500 non era in grado di leggere quel protocollo strano di Apple.
Così FIAT aveva rilasciato un adattatore, alla modica cifra di 70€, ve lo ricordo, nel 2010-2011, che permetteva di ascoltare la musica direttamente dall’iPod.
Funzionava così bene, che vista la gioia, avevo speso una fortuna per comprare l’ipod con l’hard disk dentro, quello da 160GB.
Li ho ancora entrambi, spenti. Sicuramente l’ipod nano non si accende più, quello grande è in un sacchetto di vellutino e ho paura ad accenderlo, se non si accendesse sarei molto triste.
Se usciva un podcast mentre ero in auto me lo sarei potuto ascoltare solo dopo essere tornato a casa, aver sincronizzato l’ipod con itunes ed essere tornato in auto.
Il mio PC a casa era un DELL, comprato direttamente dal sito e sicuramente con un’espansione del disco interno, con Windows 7 e due monitor, uno dei quali, il 24’’, è ancora il mio secondo monitor sulla mia attuale scrivania.
Non avevo idea di cosa fossero i Mac, non avevo mai messo le mani su uno di esso, se non casualmente, a casa di un’amico che aveva questo computer con il mouse con un solo tasto e credevo che la cosa fosse impossibile e improponibile.
Al monitor di cui vi ho detto prima avevo anche attaccato la console, una Xbox 360, perché in casa, nel 2011 non avevamo ancora un televisore fullHD, anzi, a pensarci bene, forse non avevamo ancora un televisore LCD, ma CRT.
Le chiavette USB che avevo in tasca erano da 512MB, forse 1GB quelle che costavano care ed erano molto capienti, sicuramente nella porta USB della 500 quelle da 1GB non venivano lette e le dovevo formattare in FAT, un bello sbattimento.

Parliamo di connettività.
C’era la ADSL, per la precisione la ADSL2, quella fino a 20MB se eri fortunato e se avevi i cavi buoni, con mezzo mega in upload e una banda minima garantita al pari di un modem su linea analogica.
La casa era piena di filtri ADSL perché senza quelli ogni volta che qualcuno alzava il telefono la connessione internet cadeva e si sentivano solo parolacce in casa.
Sulla parte mobile nel 2011 avevamo il 3G già stabile con le sue evoluzioni e iniziava a farsi strada il 4G, da quel punto di vista non ci sono stati balzi in avanti epocali, se non dal punto di vista contrattuale, molti più dati a un costo molto più basso.
Nel 2011 c’erano il blackberry, i telefoni con la tastiera fisica e un servizi di posta elettronica professionale da portare in tasca che non aveva nessun altro. I contratti di telefonia avevano piani specifici per questo tipo di telefoni con tariffazioni particolari. Mi pare che adesso non esistano telefoni con la tastiera fisica.
Nel 2011 non esisteva il Raspberry Pi.
E a livello professionale?
Lavoravo in un’azienda diversa da quella attuale, avevamo delle macchine per il CAD con Windows XP a 64 bit e mi ricordo essere il sistema operativo più antipatico su cui io abbia mai lavorato, peggio di Windows 95 e Windows Millenium edition.
Conoscevo pochissimo Linux e non sapevo che negli switch di rete di un’azienda ci potesse essere una configurazione scritta all’interno, me ne sono reso conto quando se ne è bruciato uno e quello sostitutivo, con i cavi messi al posto giusto, non funzionava.
Insomma, in 10 anni ne ho imparate parecchie di cose.
Anche che spegnere un AS400 tutte le sere per riaccenderlo tutte le mattine non era proprio una grande idea, chissà se lo fanno ancora.
In quel periodo ero andato a Parigi, negli uffici della capogruppo, a fare un corso per usare il servizio di posta di Google, al quale stavamo migrando, abbandonando Lotus Notes, un sistema di posta che ho sempre odiato in modo viscerale.
Nel 2011 il Bitcoin vale un dollaro. Qui vi lascio un po’ di silenzio per pensarci, visto che in questo periodo siamo circa a 45 mila dollari, sempre per un bitcoin.
Ve la butto lì, se vi ricordate una sola cosa che vi lascia un po’ interdetti su cosa facevate, di tecnologico, nel 2011, mandatemi un messaggio privato su telegram con l’audio, non oltre 2 minuti, li raccolgo e ci faccio una puntata dedicata. Telegram comprime in modo pessimo, se riuscite, registrate con qualche app che registra note vocali, magari in WAV o MP3 al massimo e poi mandatemi il file. Se non avete telegram, potete anche mandarmi l’audio allegato in una mail. Ricordatevi di dire almeno il vostro nome.

I contatti
Come potete contattarmi e interagire con la community del podcast? In un sacco di modi!
E’ tutto indicato sul sito www.pilloledib.it col punto prima dell’it, hostato da Thirdeye, se volete mettere anche voi il vostro sito, scrivete a domini@thirdeye.it.
Sul sito ci sono sempre tutti i link di cui parlo in puntata, quindi potete stare tranquilli che li recuperate tutti.
Mi trovate su Twitter con gli account pilloledibit o il mio personale cesco_78. Per scrivere cose più dirette e più lunghe c’è la mail pilloledibit@gmail.com.
La community la trovate sul nuovo forum https://extra.pilloledib.it/forum o sul gruppo Telegram, io, personialmente, preferisco il forum.

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Si può anche sponsorizzare una puntata di Pillole di Bit, le informazioni sono alla pagina https://pilloledib.it/sponsor 

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Pillole di Bit è diventato un network di podcast, ce ne sono ben tre!
Il primo è quello che state ascoltando, Pillole di Bit, un podcast di tecnologia, breve, alla portata di tutti.
Poi c’è Pillole di Videogiochi, sempre con la mia voce, puntate brevi, videogiochi vecchiotti, economici e semplici, alla portata di tutti, anche la mia, che ho la reattività di un bradipo assonnato con un solo dito. lo strovate su https://pilloledib.it/pdv 
L’ultimo nato, almeno temporalmente, è Pillole di Geek, dove, io e Giuliano, parliamo di cose un po’ più nerd, per chi si vuole sporcare le mani e comprare qualche schedina per passare qualche notte in bianco a imparare un po’ di santi per far funzionare un progetto. Lo trovate su https://extra.pilloledib.it/pdg E’ sempre per un pubblico ampio, non parliamo di cose troppo difficili e, per chi ha problemi, siamo disponibili a darvi una mano sul forum. Io, fossi in voi, proverei ad ascoltare qualche puntata.  

Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.  


Il tip
Circa un anno fa iniziavano i problemi del COVID in Italia, adesso c’è un vaccino e, per quelli come me che di biologia non capiscono un tubero di niente, non è semplice capire come funziona questo tipo di vaccini basati sull’RNA. Quindi l’unica cosa da fare è affidarsi ad un esperto, meglio se l’esperto riesce a parlarcene con un linguaggio facile, capibile per tutti, un po’ come cerco di fare io con la tecnologia in questo podcast, quindi lascio la palla, o meglio vi lascio un link, ad una pagina dove Domenico Somma, un ricercatore che lavora presso l’università di Glasgow, la spiega bene e facile per tutti. L’ho capita anche io.
Ho conosciuto domenico a Edimburgo, quando ancora si poteva viaggiare, è una persona davvero gradevole e, dall’articolo, direi anche molto competente. Vi consiglio caldamente la lettura. Il link, come al solito, nelle note dell’episodio.


Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata, come di consueto, il lunedì mattina

Ciao!