#162 – Il Vectoring

#162 – Il Vectoring

 
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Avere una connessione in fibra, quella fasulla, la FTTC, potrebbe avere dei problemi di rallentamenti considerevoli, se la stessa connessione ce l’ha anche il vostro vicino, il problema si risolve con il vectoring, una tecnologia che annulla i disturbi ad alte frequenze tra i doppini di rame vicini.

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 162 e io sono, come sempre, Francesco.

Vi ho parlato dei vari tipi di connettività Internet che ci sono attualmente in commercio, sono andato a studiare un po’ la cosa e devo ammettere la la complessità del mercato è molto elevata in fatto di chi porta il cavo, chi la fibra, fino dove, chi mette il dispositivo, dove lo si mette, se in centrale, nell’armadio, in cantina, insomma è davvero un casino.
Per l’argomento della puntata di oggi ci limitiamo a parlare delle connessioni FTTC, quindi quelle che sono vendute come fibra, ma non sono davvero fibra fino a casa, ma solo fino all’armadio di strada.
La sigla sta infatti per Fiber to the cabinet
La fibra arriva all’armadio, qui c’è un dispositivo che converte il segnale ottico in elettrico e lo modula su segnali ad alta frequenza e lo manda a casa vostra su quello che è il bellissimo doppino di rame, l’ultimo miglio, quello che è ancora di proprietà di TIM e che TIM affitta agli altri operatori.
Nel tempo, sul rame, la velocità della connessione è andata aumentando, nella banda della voce ci si facevano stare 56kbps, poi, visto che avevamo tutti fame di banda, ci hanno lavorato su ed è nata la ADSL, con i dati modulati su una frequenza più alta della voce, che, in casa veniva divisa tra telefono e router, dal famosissimo filtro.
Con l’avvento della fibra, la ADSL si è trasformata in VDSL e ha iniziato a usare molta più banda sul doppino di rame, eliminando così la parte di voce, che dava fastidio.
Vuoi internet veloce? Ti devi accontentare della linea voce VoIP, quindi digitale, abbandonando la vecchia linea voce analogica. L’orecchio non se ne accorge, ma se ne accorgono i dispositivi più, diciamo, evoluti, come i fax e i vecchi pos per i pagamenti.
La VDSL2 arriva a casa con due tipi di banda diversi, 17MHz e 35MHz, tralascio i dettagli tecnici, e arrivo al punto di oggi.
Se da un armadio partono tanti doppini tutti vicini e tutti con la VDSL2 c’è un enorme problema: i disturbi elettromagnetici, i cavetti non sono schermati e i segnali a quelle frequenze si disturbano moltissimo, portando a corruzione nella trasmissione dei dati e quindi alla necessità di ritrasmissioni, aumentando la latenze e diminuendo di fatto la velocità totale.
Scendendo nel pratico, se io chiedo un pacchetto, ad esempio a Spotify, con un pezzo di una canzone che sto ascoltando, se mentre la mia app lo sta scaricando, questo si corrompe a causa dei disturbi, il protocollo di trasmissione se ne accorge e ne richiede una nuova trasmissione. 
Se ogni volta che mi serve un dato, devo continuamente chiedere al mittente “senti, me lo rimandi che è arrivato corrotto?”, la velocità di trasmissione crolla. 
Questo disturbo è detto tecnicamente diafonia.
Un sacco di paroloni oggi, eh? Ma non ho mica finito!
E quindi che si fa?
Esiste un protocollo di gestione della trasmissione che permette la riduzione e l’annullamento quasi totale di questo disturbo, questo sistema si chiama vectoring.
Il problema è che per fare questo si deve avere il controllo di tutte le trasmissioni che vengono fatta dal DSLAM, che è il dispositivo che instaura le connessioni tra l’armadio e i router a casa, quindi tutte quelle ci sono sui doppini di rame.
Se i dispositivi di trasmissione supportano e gestiscono il vectoring, questo tipo di interferenze viene annullato e la qualità e la banda non ne risente.
Resta ferma la questione che la tecnologia VDSL2 risente tantissimo della lunghezza del cavo di rame dall’armadio di strada, quindi se siete a 50m potete arrivare a 200Mbps, ma se siete a 200m dall’armadio la velocità massima non sarà mai superiore a 130Mbps per calare a 50Mbps a 500m dall’armadio.
Queste cose sulla fibra, ovviamente, non accadono.
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Il tip

Due parole su Immuni, l’app di tracciamento di cui tutti parlano, in molti a sproposito, cercherò di essere rapido e schematico. Forse il tip è più lungo della puntata…

Immuni non geolocalizza nessuno e non sa dove siete, non ha accesso al GPS e non sa nome e cognome di chi ha installato l’app. Non sa neanche con chi siete venuti a contatto, nessun nome e cognome. Neanche contatti ricorrenti. Whatsapp, che critta tutte le conversazioni, sa molte, ma molte più cose sul vostro conto e la usate senza nessun problema.

Immuni non invade la privacy, il sistema di tracciamento usa identivitivi anonimi, non riconducibili ai telefoni di chi li usa e non li manda a nessun server centralizzato in modo sistematico. Whatsapp le manda a Mark, ma lì, nessuno si pone problemi.

In caso di esposizione, la persona infetta manda ai server la serie dei suoi codici, i telefoni scaricano i codici e li confrontano con quelli incontrati, se c’è un match scatta la notifica. Non sai chi è l’altro, sai solo che sei stato vicino a uno che si è saputo essere infetto. Gmail conosce tutta la vostra rete di contatti, ma abbiamo tutti una casella di Gmail, senza mai aver detto una cosa sulla nostra privacy

Immuni non distrugge la batteria, usa un protocollo, il bluetooth low energy, che nell’utilizzo normale della giornata incide per un 2% sul consumo della batteria. Molto meno di quanto possa incidere Twitter o Instagram, che non sono utili alla notra salute.

I dati di Immuni sono su server Italiani, non all’estero (poi, contendo dati non riconducibili a persone, ma solo ID generici, secondo me non farebbe differenza). Sapete dove stanno i dati di tutte le vostre app installate sui cellulari, una per una? Forse non ve lo siete neanche chiesto.

Immuni è un’app complessa, sviluppata in questi anni, si basa su un framework complesso che gira su un sistema operativo complesso, quindi non sarà esente da bug e da tentativi di attacchi, che venga forzata e bucata, secondo me, sarà una cosa del tutto normale, come è normale per qualsiasi app e sistema operativo al giorno d’oggi. Non è un valido motivo per non installarla.

Immuni non è la soluzione, ma ne è parte. Se non c’è tutto un sistema che gestisce la parte successiva alla notifica non serve a niente, se la Sanità pubblica gestisce correttamente tutto il controllo successivo allora l’app è utile, se no, è solo un’app sviluppata bene e basta

Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina.

Ciao!