#152 – Le cuffie

#152 – Le cuffie

 
 
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Ne ho troppe, ma almeno vi posso raccontare le caratteristiche di tutte le principali, sia in tipo di connessione che in forma e dimensione.
Non fate come me e compratene solo una

  • La puntata 16 sugli altopralanti
  • Le cuffie Sony WH-800 (sono vecchie, ci sono modelli più aggiornati
  • Le Bose QC (quelle che ho io non esistono più)
  • Auricolari Aukey
  • Airpods

(i link sono sponsorizzati)

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 152 e io sono, come sempre, Francesco.

Io ho una malattia, anzi, forse più di una, ma quella di cui vi parlerò in questa puntata è l’acquisto compulsivo di cuffie. A casa ho cuffie di ogni genere e specie, da attaccare con ogni modalità a qualsiasi dispositivo.
Ho pensato quindi di fare questa puntata durante la quale, sperando di non attaccarvi la malattia, vi racconto le differenze tecnologiche e di funzionamento, così che se siete indecisi su quali prendere avete qualche parametro in più per ponderare la vostra scelta.
Vi esorto a non fare come me.
Le cuffie per ascoltare la musica e le telefonate possono essere divise in più categorie, in base alla forma e al tipo di connessione.
Partiamo dalla connessione.
Sul mercato potete trovare cuffie sostanzialmente di tre tipi diversi.

La cuffia analogica con il filo che ha il jack e si inserisce nell’apposito connettore.
Questa cuffia esiste da sempre, quando andavo a casa della nonna c’erano queste cuffie con il connettore grande che si inserivano nel giradischi
In questo caso l’elaborazione dell’audio, che ormai è tutta completamente digitale, vinili a parte, viene fatta dal dispositivo di riproduzione, l’audio viene amplificato per essere inviato alle cuffie e viene trasmesso con una segnale analogico sul cavo, da qui arriva alle cuffie che lo fanno sentire nelle orecchie.
Se il jack ha 3 sezioni divise da due cerchi colorati, sono cuffie stereo, se le sezioni sono 4 allora c’è anche il microfono.
Queste cuffie funzionano su ogni dispositivo che ha il jack per l’uscita cuffie. Quelle vecchissime e quelle nuovissime, lo standard è sempre quello, al massimo vi serve un adattatore per passare dal jack grande a quello piccolo.

La cuffia, sempre con il filo, ma digitale, può essere USB. Se collegata al PC, questo la vede come una scheda audio aggiuntiva e come tale la tratta.
Solitamente la porta USB la alimenta, quindi non ha bisogno di pile.
Il PC manderà al chip interno delle cuffie le tracce audio in digitale e questo provvederà a elaborarlo, convertirlo in analogico, amplificarlo e mandarlo ai diffusori. Per far funzionare queste cuffie è necessario un PC con un driver, quindi non funzioneranno sul vecchio giradischi della nonna, anche perché inserire una USB in un jack audio è parecchio difficile.
Le cuffie degli iphone, che si collegano al telefono con la connessione lightning, funzionano pressappoco nello stesso modo, il telefono fornisce il segnale in digitale e nelle cuffie c’è un chip con un amplificatore che converte in analogico, amplifica e manda agli auricolari.

Il terzo metodo perde il filo, aggiunge le batterie ricaricabili e si collega al dispositivo tramite bluetooth. E’ ovvio che la sorgente della musica deve avere il bluetooth, come un PC o un telefono. Una volta fatto il pairing, cioè collegate le cuffie al dispositivo, queste, quando verranno accese, si collegheranno al dispositivo in pochi secondi e saranno pronte.
Le cuffie bluetooth hanno alcune caratteristiche alle quali fare attenzione quando le si sceglie.
La prima è sicuramente la durata della batteria. Ovvio che più la cuffia è piccola e leggera, meno durerà, perché la batteria è più piccola.
La seconda, se avete più dispositivi, è quanti dispositivi in contemporanea può gestire.
Le cuffie standard si possono abbinare a più dispositivi, ma quello attivo è solo uno per volta.
Ad esempio io giro, mio malgrado, con due telefoni, quello privato e quello del lavoro. Posso abbinare lo stesso paio di cuffie ai due dispositivi, ma lui sarà connesso a solo uno per volta. Se lo abbino a quello del lavoro e mi chiamano su quello personale, per fare una chiamata con le cuffie devo andare nelle impostazioni del telefono e forzare la connessione, che disconnetterà l’altro telefono. Un bel casino.
Ci sono alcune cuffie che invece gestiscono due dispositivi insieme, sembra magia, ma è realtà. Ascolto la musica con spotify dal telefono personale, mi arriva una chiamata sul telefono del lavoro, la musica viene messa in pausa e posso fare la conversazione sul telefono del lavoro. Al termine, la musica ripartirà.
Lo fanno le cuffie da 20€, ma non lo fanno gli airpod, le powerbeats e il bluetooth della FIAT da 15 mila €, questa cosa non la capisco affatto.
Ci sono alcune cuffie che sono sia bluetooth, che con il filo. Ho un paio di Sony WH-800, vi metto tutti i link nelle note, come sempre, che funzionano alla grande con entrambi i sistemi. La batteria viene consumata solo se collegate in bluetooth.
Ancora una nota. La qualità dell’audio del microfono via bluetooth viene tagliata normalmente in frequenza, quindi se faccio una conversazione, che sia telefonica o con uno dei sistemi di meeting, usando le cuffie bluetooth, l’interlocutore mi sentirà peggio, rispetto alle cuffie con il filo.

Cosa vuol dire tagliare in frequenza?
Piccola digressione di audio e fisica.
Il suono si diffonde nell’aria con delle onde ad una certa frequenza,la nota LA, ad esempio è un’onda a 440Hz.
Il nostro orecchio sente da 20Hz fino a una frequenza massima di circa 20kHz, invecchiando il massimo si abbassa a circa 16kHz
Tutta la musica prodotta, normalmente sta all’interno di questo range, perché se no sarebbe inutile emetterla, nessuno la sentirebbe.
Quando parliamo emettiamo delle onde a varie frequenze, fin qui spero sia tutto facile.
Sono stati fatti degli studi e si è capito che per lasciare intellegibile la parola, basta mantenere le frequenze fino a 4kHz, a seguito di questi studi, per risparmiare, all’epoca la banda costava cara ed era difficile da trasmettere, tutti i telefoni analogici trasmettevano sui fili di rame le comunicazioni tagliate a 4kHz, quindi se parlando fosse uscita qualche lettera un po’ più acuta, questa non sarebbe passata.
Si capisce quel che si dice, ma si perde buona parte del suono di contorno.
Piccola nota: le ADSL hanno il filtro perché il traffico dati viene messo sullo stesso filo di quello telefonico, ma su frequenze più alte, il filtro divide la parte voce dalla parte dati.
Tornando a noi, i microfoni bluetooth rispettano lo standard telefonico di anni e anni fa, con chiamate che ormai non hanno più questi limiti, soprattutto se sono videoconference, usare il microfono bluetooth abbassa la qualità audio di chi parla.
Chiusa la parentesi di fisica.
Tra le cuffie bluetooth ci sono alcune distinzioni da fare, perché le cose lineari e facili nella tecnologia non piacciono a nessuno.
la cuffia ad archetto è facile, ha un ricevitore, un amplificatore stereo e i due diffusori.
Le cuffie che hanno il filo che passa dietro alla nuca invece dell’archetto hanno più o meno la stessa tecnologia, visto che è tutto più piccolo, la batteria potrebbe durare qualche ora in meno.
Poi ci son le cuffie che stanno in una scatolina, le aprite, le mettete all’orecchio, una o entrambe e le usate. Queste sono diverse.
In tutti i casi avete a che fare con tre batterie, una nella scatolina e una in ogni auricolare e due amplificatori.
La batteria nella scatolina ricarica le minuscole batterie negli auricolari, questi si estraggono, si usano e quando vengono riposti la microbatteria viene ricaricata.
Le più vecchie hanno uno dei due auricolari che è il master, lui si collega al dispositivo e poi manda la musica al secondario. Le ultime, dette true wireless, hanno un ricevitore bluetooth in ogni auricolare, questi sono quindi indipendenti e possono essere usati uno, l’altro o entrambi.
Queste cuffie hanno un vantaggio bestiale rispetto a tutte le altre: non si deve gestire l’accensione. Apro la scatolina, le indosso e sono collegate. Le altre, se non hanno il bluetooth attivo, vanno prima accese e magari non si fa in tempo a rispondere ad una chiamata.
Il secondo dettaglio invece è un problema. Queste piccole batterie risentono della vecchiaia, cioè dei cicli di carica e scarica, molto in fretta e soprattutto, se si usa spesso l’auricolare destro, ad esempio, per le lunghe telefonate, in breve si arriverà che la durata della batteria di quell’auricolare sarà inferiore al sinistro, cosa assai antipatica quando si deve ascoltare musica.
Ultima cosa: le cuffie bluetooth sono senza fili e trasmettono onde radio. Se ascoltate la musica in aereo è bene che vi portiate un paio di cuffie con il filo, l’utilizzo di quelle bluetooth potrebbe essere vietato.

In ultimo, è necessario comprenderle in questo elenco, ci sono cuffie che sono senza fili, ma non sono bluetooth, ad esempio le cuffie che si collegano alla TV e che permettono di ascoltarne l’audio senza fili sono in radiofrequenza con protocolli proprietari, se ne avete di vecchie, alcune possono essere ancora in infrarosso.

Chiuso il capitolo del metodo di comunicazione, passiamo alle dimensioni, ma torniamo prima a parlare di fisica, non sono un fisico, perdonatemi per eventuali strafalcioni.
Abbiamo detto che la musica ha un range dinamico che fa da 20Hz a 20kHz, più la frequenza è bassa, più noi percepiamo un suono basso, più è alta, più un suono acuto.
Le frequenze da emettere nell’aria, arrivano in formato elettrico e poi vanno convertite in vibrazione dell’aria. Questa cosa si fa con gli altoparlanti, ne ho parlato nel lontanissimo episodio 16. Una membrana vibra ad una certa frequenza e questa viene emessa in aria in modo che arrivi al nostro timpano.
A seconda della frequenza, questa membrana deve essere di una certa dimensione, per le frequenze basse deve essere grande, per quelle alte deve essere piccola, anche perché se è troppo grande, la sua inerzia non le permetterebbe di vibrare alla giusta velocità.
Nelle casse altoparlanti a casa, questa cosa si fa con i woofer per i bassi, i tweeter per gli altii e il midrange per il resto delle frequenze.
Il problema è che parliamo di diametri in decine di centimetri, come si fa per le cuffie che sono qualche millimetro?
Ci si adatta. Per questo esistono diversi tipi di cuffia di diversi diametri.
Il concetto è uno e non può cambiare: la musica migliore si sente con le cuffie più grandi. E’ la fisica e non si scappa.
Quelle con il diametro maggiore sono definite over ear e coprono completamente l’orecchio appoggiandosi su quel che c’è intorno all’orecchio.
Più piccole e un po’ più portabili ci sono le on ear, che si appoggiano sul padiglione
Poi ci sono gli auricolari, che si inseriscono nel padiglione, ma non tappano il condotto uditivo
Per concludere ci sono le cuffie in ear che si infilano nel condotto uditivo e lo isolano fisicamente dall’esterno con un gommino.

Finità così? assolutamente no.
Tralascio tutta la parte di post elaborazione del suono, che in certe cuffie fanno in modo che si possa sentire come se si fosse al cinema, con una specie di magia, ma mi soffermo su una cosa diventata ormai fondamentale: la riduzione del rumore.
Esistono cuffie da ormai più di 10 anni che permettono di ascoltare annullando o quasi i rumori dall’esterno.
Per fare questo le cuffie devono avere una batteria, anche se hanno il filo.
Il sistema funziona pressapoco così, sempre roba di fisica, abbiate pazienza.
Partiamo dalla nota LA di cui parlavamo prima, 440Hz, un’onda sinusoidale con una certa ampiezza. Questa onda arriva al nostro orecchio che la traduce e ci fa sentire il suono.
Se adesso emettiamo la stessa nota, con la stessa frequenza e la stessa ampiezza, con la forma d’onda invertita, cioè quando l’onda originale è al massimo positivo, quella che emetttiamo noi è al massimo negativo, succede una cosa strana.
Cosa? Succede che la prima onda è annullata dalla seconda e non si sentirà nulla.
Questo accede solo se l’onda invertita è in perfetto sincrono con quella da annullare, capirete che tecnologicamente ci è voluto parecchio studio.
Queste cuffie hanno un microfono che sente quel che c’è fuori e lo replica, all’interno della cuffia, invertito. Questo annulla i rumori esterni.
Sulla metro, in treno, anche in aereo. Anche in ufficio se c’è un open space molto rumoroso.
Basta accendere le cuffie indossarle e come per magia si viene catapultati nel mondo del silenzio.
Questa cosa funziona con le cuffie che coprono l’orecchio e con le cuffie in-ear, se l’orecchio non è isolato dal mondo esterno non può funzionare.
Alcune di queste cuffie hanno un bottone che inverte nuovamente la forma d’onda e le rende di fatto trasparenti, replicando quel che sentono fuori nell’orecchio, un po’ come fa un dispositivo per chi ha la funzionalità dell’orecchio ridotta.
La rimozione del rumore non è attiva su frequenze alte, così ci possono sentire ancora le sirene dei mezzi di emergenza, i bambini che piangono, il clacson delle auto e altre cose a frequenze elevate.
Resta sempre il fatto che se si guida un qualunque mezzo le cuffie non vanno usate.

Esistono anche le cuffie a conduzione ossea, ma non le ho mai provate e vorrei evitare di dire fesserie, quindi se mi capiterà di provarle potrei fare una puntata aggiuntiva.


I contatti
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Nel gruppo telegram si chiacchiera di argomenti tecnici, ogni tanto ci si aiuta e spesso, dalle domande, ho tirato fuori delle puntate interessanti.
Le note di questa puntata sono al link diretto www.pilloledib.it/podcast/152   

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Il tip

Il tip di oggi è più una collezione di pro e contro di varie cuffie che ho provato, magari vi aiuta a non buttare via i vostri soldi.

La più versatile da tenere a casa è la sony XXX, una cuffia quasi over ear, con il filo e bluetooth, la uso collegata vol il cavo audio, che tra l’altro ha i connettori standard e può essere sostituito con un cavetto qualunque, collegata al microfono che uso per registrare il podcast o al controller della playstation. Si collega via bluetooth al PC o al Mac oppure al telefono.
Buona qualità audio
Ottima durata delle batterie
Comoda sulle orecchie
Scomodissima da portare il giro, anche se ha il suo enorme sacchetto.

Le magie le ottengo invece con paio di cuffie Bose della serie QC, che sta per Quiet Confort. Hanno il sistema di riduzione del rumore e, anche se sono di sei anni fa, il sistema funziona alla grande e mi ha salvato da un bel mal di testa nel volo new york-milano.
Audio di buona qualità
Comode sulle orecchie
Hanno la custodia per essere portate il giro, non è piccolissima, ma almeno è quasi piatta.
Sono solo con il cavetto audio proprietario che ha il jack più piccolo e piegato
Senza batteria o con la batteria scarica non funzionano, neanche il normale ascolto.
Il carica batterie è proprietario e non il classico USB

Gli auricolari in-ear economici di Aukey sono, piccoli, leggeri ed economici. Si collegano a due dispositivi contemporaneamente e la qualità audio è discreta, il bluetooth dura tranquillo tutto il giorno, anche se si fanno molte telefonate e il fatto che siano magnetici e appesi al collo, sono sempre pronti all’uso quando arriva una telefonata.
Come tutte le in-ear a me, tendenzialmente, cadono.

Auricolari di tutt’altro livello audio, nel senso che sono spettacolari, sono i powerbeats, io ho la versione 3, con l’archetto e il filo dietro il collo. Visti gli accordi fatti con Apple, se si fa il pairing su un dispositivo, queste saranno collegabili in modo semplice e immediato a ogni altro dispositivo apple con il vostro account. Ma solo uno per volta.
Tenerli al collo, senza la parte magnetica, è impossibile, quindi vanno bene solo se si esce con loro indossati e non si tolgono più. Averli pronti per rispondere a una telefonata è pressoché inutile.
Ultimo paio che ho provato, sono gli airpod, quelli nella scatolina bianca di apple.
La comodità d’uso è eccellente, la custodia è piccola e sta in tasca, se arriva una chiamata, si estrae la cuffia, cercando di non farla cadere, magari in un tombino, la si mette all’orecchio e questa è pronta.
Togliere la cuffia dall’orecchio interrompe la riproduzione di quello che si stava ascoltando
Con due tap si può avviare la riproduzione o fermarla
Per cambiare il volume si deve agire sul telefono, al contrario di tutte le altre.
La qualità audio per il parlato è perfetta, per la musica le Powerbeats e le altre non in ear sono notevolmente meglio.
Queste cuffie cadono facilmente, se ce l’avete nell’orecchio spenta è un attimo portare la mano all’orecchio e non trovarla più, con la mascherina il rischio è ancora più elevato.
Ultima nota: se non le si usano per molti giorni la scatoletta comunque si scarica, quindi ogni tanto mettetela sotto carica.
Come le Powerbeats si collegano facilmente a ogni dispositivo con il vostro account google, ma solo uno per volta, con il cambio del dispositivo fatto a mano.

Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata. Grazie per avermi ascoltato!

Ciao!