#169 – Quanto è grande un bit

Pillole di Bit
#169 - Quanto è grande un bit
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C’è gente che dice di saperne di informatica, poi dice che in 10KB di testo ci sta un numero di telefono. No, ci sta molta più roba, ve lo assicuro.

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Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 169 e io sono, come sempre, Francesco.

E’ uscita una notizia di due persone che sono riuscite a rubare circa 100GB di dati dall’azienda Leonardo, portandoli dalla rete aziendale su un server esterno, pochi dati per volta, in circa due anni, quasi senza farsi scoprire. Quasi. Poi sono stati scoperti e arrestati.
A questo punto qualcuno ha fatto un tweet esilarante, vista la quantità di errori grossolani che contiene, che vi riporto, letteralmente:
100 GB = 1000 MB. Quindi 1000 MB, esfiltrati in due anni, cioè in 730 giorni, fa 1,36 Megabyte al giorno. 1,36 Mega diviso 94 postazioni fa 0,014573010784028 Megabyte.
Un file di testo con un numero di telefono pesa all’incirca 10 kilobyte: che segreti rubi a 10 kb alla volta?
Ok, quindi abbiamo un problema a definire le dimensioni dei dati digitali.
Prima dei dettagli, vi leggo, bene e per esteso cosa ci sta in 10 kilobyte di testo, mettetevi comodi

Quando avevo sei anni, vidi una volta una meravigliosa illustrazione in un libro sulla Foresta Vergine che aveva per titolo «Storie vissute». Rappresentava un serpente boa che ingoiava una fiera. Eccovi la copia del disegno.
Nel libro c’era scritto: «I serpenti boa ingoiano le prede tutte intere, senza masticarle. Dopo non riescono più a muoversi e se la dormono per i sei mesi che impiegano a digerire».
Allora ho riflettuto molto sulle cose avventurose che possono capitare nella giungla e, sono riuscito anch’io a produrre, con una matita colorata, il mio primo disegno. Il mio disegno numero 1. Era fatto così:
Mostrai il mio capolavoro agli adulti e domandai se il mio disegno gli metteva paura.
Mi risposero: «Perché mai un cappello dovrebbe far paura?»
Nel mio disegno non c’era un cappello. C’era un serpente boa che digeriva un elefante. Allora ho disegnato quello che c’era dentro il serpente boa, così che i grandi potessero comprendere. Gli devi sempre spiegare tutte le cose. Il mio disegno numero 2 era questo:
I grandi mi suggerirono di mettere da parte i disegni dei serpenti boa aperti o interi, e di interessarmi invece alla geografia, alla storia, alla matematica e alla grammatica. È così che, all’età di soli sei anni, ho abbandonato una meravigliosa carriera da pittore. Mi aveva scoraggiato l’insuccesso del mio disegno numero 1 e del mio disegno numero 2. I grandi non capiscono mai le cose da soli, e per i bambini è pesante dover essere sempre lì a spiegare tutti i momenti.
Pertanto ho dovuto scegliere un altro mestiere e ho imparato a pilotare aerei. Ho volato un po’ in ogni parte del mondo. E davvero la geografia, mi è tornata molto utile. Potrei riconoscere, al primo colpo d’occhio, la Cina dall’Arizona. Questo è molto utile, se uno si perde di notte.
Così, nel corso della mia vita, ho avuto incontri con molte persone serie. Ho passato molto tempo con gli adulti. Li ho osservati molto da vicino. Non posso dire di aver migliorato di molto il mio giudizio.
Quando mi capitava di incontrarne uno che mi sembrava un po’ sveglio, lo mettevo alla prova con il mio disegno numero 1 che ho sempre conservato. Volevo verificare se fosse veramente una persona di larghe vedute. Ma mi rispondevano sempre: «È un cappello.» Allora non parlavo né di serpenti boa, né di foreste vergini, né di stelle. Mi sintonizzavo con lui. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica e di cravatte. E l’adulto era ben felice di conoscere un uomo così ragionevole.
Per questo ho vissuto una vita solitaria, senza persone con cui potessi davvero parlare, fino a sei anni fa, quando ebbi un guasto nel deserto del Sahara. Qualcosa nel mio motore s’è rotto. E siccome non c’erano con me né un meccanico né passeggeri, mi provai a fare, tutto da solo, la complessa riparazione. Per me era una questione di vita o di morte. Avevo acqua da bere per appena otto giorni.
Pertanto la prima sera mi sistemai a dormire sulla sabbia, lontano mille miglia dal primo posto abitato. Ero ben più isolato di un naufrago sulla zattera in mezzo all’Oceano. Quindi potete immaginare la mia sorpresa, quando al levarsi del sole una buffa vocina mi svegliò. Diceva:
— Per cortesia… disegnami una pecora!
— Che?!
— Disegnami una pecora…
Io balzai in piedi come se fossi stato colpito da una saetta. Mi stropicciai gli occhi. Osservai con cura. E vidi un ometto piuttosto fuori del comune che mi scrutava attentamente in modo molto serio. Ecco qua il ritratto migliore che, più tardi, riuscii a fare di lui. Ma, di sicuro, il mio disegno, è decisamente meno carino dell’originale. Non è certo per colpa mia. All’età di sei anni, i grandi mi avevano demotivato dal fare il pittore, e non ho più imparato a disegnare nulla, a parte i boa interi o aperti.
Osservai dunque questa apparizione con occhi scasati dallo stupore. Non dimenticate che io mi trovavo a mille miglia dal primo posto abitato. Però il mio ometto non mi pareva sperduto, né stravolto dalla fatica, dalla fame, dalla sete o morto di paura. Non aveva affatto l’aspetto di un bambino sperduto in mezzo al deserto, a mille miglia di distanza dal primo luogo abitato. Quando alla fine riuscii ad aprir bocca gli dissi:
— Ma… che cosa ci fai qui?
E egli mi ripeteva, con dolcezza, come fosse una cosa molto seria:
— Per cortesia… disegnami una pecora…
Quando il mistero è troppo impenetrabile, non si osa disubbidire. Mi sembrava così assurdo, lontani mille miglia da luoghi abitati e a rischio di morte, presi dalla tasca un foglietto di carta e una penna. Ma in quel momento mi ricordai che avevo studiato soprattutto la geografia, la storia, la matematica e la grammatica e dissi all’ometto (con un po’ di malumore) che io non sapevo disegnare. Egli mi rispose:
— Non importa. Disegnami una pecora.
Siccome non avevo mai disegnato una pecora rifeci, per lui, uno dei due disegni che solo sapevo fare, quello del boa intero. Fui sorpreso di sentire l’ometto rispondermi:
— No! No! non voglio un elefante dentro un boa. Il boa è molto pericoloso, e l’elefante è molto ingombrante. Da me è tutto piccolo. Mi serve una pecora. Disegnami una pecora.
Quindi la disegnai.
L’osservò attentamente, e poi:
— No! questa è già molto malata. Fanne un’altra.
Disegnai questo:
Il mio amico sorrise gentilmente, con indulgenza:
— Lo vedi bene anche tu… questa non è una pecora, è un ariete. Ha le corna…
Dunque rifeci ancora una volta il mio disegno:
Ma fu respinto, come i precedenti:
— Questa è troppo vecchia. Voglio una pecora che abbia ancora molto da vivere.
Allora, spazientito, siccome dovevo iniziare a smontare il mio motore, scarabocchiai questo disegno.
E gliela misi giù così:
— Questa è la sua cassetta. La tua pecora è dentro.
Fui però molto sorpreso di vedere il viso del mio giovane giudice illuminarsi:
— Questo è proprio quello che volevo! Pensi che questa pecora abbia bisogno di molta erba?
— Perché?
— Perché da me è tutto piccolo…
— Basterà certamente. Ti ho dato una pecora molto piccola.
Chinò la testa verso il disegno:
— Non così piccola da… Oh! S’è addormentata…
E fu così che conobbi il piccolo principe.
Impiegai molto tempo per capire da dove veniva. Il piccolo principe, che mi faceva domande in continuazione, non sembrava ascoltare mai le mie. Ci sono delle cose dette per caso che, poco a poco, mi hanno spiegato tutto. Così, quando vide il mio aereo per la prima volta (non ve lo sto a disegnare, è un disegno troppo complicato per me) mi domandò:
— Cos’è quella roba?
— Non è una roba. Vola. È un aereo. È il mio aereo.
Ero fiero di fargli sapere che io volavo. Però lui esclamò:
— Come! Tu sei caduto dal cielo?
— Sì, confermai modestamente.
— Ah! Questa è buffa…
E il piccolo principe scoppiò in una risata così graziosa che m’irritai molto. Desidero che i miei guai vengano presi sul serio. Poi aggiunse:
— Dunque, anche tu vieni dallo spazio! Da quale pianeta vieni?
All’improvviso intravvidi uno spiraglio nel mistero della sua presenza, e lo interrogai in modo brusco:
— Dunque tu vieni da un altro pianeta?
Ma non mi rispose. Scosse dolcemente la testa guardando il mio aereo:
— Di sicuro con quello non puoi essere venuto da molto lontano…
Divenne pensieroso. Poi, trasse la mia pecora dalla tasca, e si immerse nella contemplazione del suo tesoro.
Potete ben immaginare quanto incuriosii di quella mezza confidenza su “gli altri pianeti”. Dunque mi sforzai di saperne di più:
— Tu da dove vieni, ometto mio? Dov’è “casa tua”? Dove porterai la mia pecora?
Mi rispose solo dopo aver riflettuto in silenzio:
— C’è di buono che la cassetta che mi hai dato servirà da riparo per la notte.
— Di sicuro. E se tu sarai gentile, ti darò anche una corda per tenerla legata durante il giorno. E un paletto.
L’affermazione parve turbare il piccolo principe:
— Tenerla legata? Che buffa idea!
— Ma se non la tieni legata, andrà in giro, e si perderà…
Il mio amico scoppiò a ridere, un’altra volta.
— Ma dove vuoi che vada?!
— Non importa. Dritto davanti a sé…
Allora il piccolo principe ribatté serio:
— Non fa nulla, dalle mie parti è tutto talmente piccolo!
E, forse con una punta di malinconia, aggiunse:
— Dritto davanti a sé non si va molto lontano…
Così ero venuto a sapere una seconda cosa molto importante: il pianeta da cui proveniva era a malapena più grande di una casa!
Questo non poteva lasciarmi stupefatto. Sapevo bene che oltre ai pianeti di grandi dimensioni come la Terra, Giove, Marte, Venere, ai quali noi abbiamo dato un nome, ce ne sono centinaia d’altri che talvolta sono così piccini che a stento si possono localizzare con un telescopio. Quando un astronomo ne scopre uno, gli dà un numero per nome. Lo chiama per esempio: “l’asteroide 3251”.
Ho validi motivi di ritenere che il pianeta da cui proveniva il piccolo principe fosse l’asteroide B 612. Questo asteroide non è stato visto che una sola volta, nel 1909, da un astronomo turco.
In quella occasione aveva tenuto una notevole relazione sulla sua scoperta al Congresso Internazionale d’Astronomia. Tuttavia i colleghi non lo avevano preso sul serio, a causa del modo in cui si era vestito. Gli adulti sono fatti così.
Fortunatamente per la reputazione dell’asteroide B 612 un dittatore turco impose al suo popolo, pena la morte, di vestirsi al modo degli europei. Nel 1920 l’astronomo comunicò una seconda volta la sua scoperta, presentandosi con un abito molto elegante. E questa volta tutti gli diedero retta.
Se vi ho raccontato tutti questi dettagli sull’asteroide B 612 e se vi ho comunicato il suo numero, è per come sono fatti gli adulti. Gli adulti amano le cifre. Quando gli raccontate di un nuovo amico che vi siete fatti, mai vi domanderanno qualche cosa di essenziale. Non vi chiederanno mai: «Com’è il suono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Colleziona farfalle?» Invece vi domanderanno «Quanti anni ha? Quanti fratelli ha? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Solo sapendo queste cose crederanno di conoscerlo. Se voi direte a un adulto: «Ho visto una bella casa in mattoni rosa, con dei gerani alle finestre e dei colombi sul tetto…» non riusciranno ad immaginarsela. Ecco cosa gli si deve dire: «Ho visto una casa da centomila franchi.» Allora esclameranno: «Ma quant’è bella!»
Così, se voi gli dite: «La prova che il piccolo principe è esistito veramente sta nel fatto che era meraviglioso, che rideva, e che voleva una pecora. Quando uno vuole una pecora, è la prova che esiste» loro scrolleranno le spalle e vi tratteranno da bambinetto! Invece se gli dite: «Il pianeta da dove viene è l’asteroide B 612» allora si convinceranno, e vi lasceranno in pace senza farvi troppe domande. Sono fatti così. Non li biasimo. I bambini devono essere molto indulgenti con gli adulti.
 

Ok, adesso che avete capito che in 10 kilobyte non ci sta solo un numero di telefono, iniziamo dalle basi dei dati. 
Per chi non lo avesse mai letto, vi consiglio caldamente di leggere Il Piccolo Principe, è un libro libero dal diritto di autore, lo trovate gratis praticamente ovunque.
Un bit è l’informazione più piccola che un computer può memorizzare, può avere valore zero o uno, non ci sono vie di mezzo e non ci sono informazioni più piccole.
Se aggreghiamo i bit, otto alla volta, otteniamo un byte, un byte può contenere tutte le possibili combinazioni che possono avere gli 8 bit, visto che ogni bit può avere due combinazioni, abbiamo 2 all’ottava, quindi 256 combinazioni.
la tabella dei caratteri ASCII è composta da 256 caratteri, compresi gli spazi e i caratteri di a capo.
Da qui è chiaro che ogni carattere in ASCII occupa un byte.
Ma noi adesso usiamo le faccine e nel resto del mondo non ci sono solo lettere, lettere accentate numeri e qualche simbolo.
Per questo la codifica ASCII è stata sostituita dalla codifica UTF-8 che usa più di un byte, arriva fino a 4, per coprire tutti i caratteri della codifica unicode, nell’unicode possiamo avere tutti i caratteri di tutte le lingue del mondo, codificati con 21 bit.
21 bit sono 2 elevato alla 21 possibilità, quindi quasi 2.100.000 caratteri diversi, nel mondo ce ne sono di meno, faccine, o emoji, come si chiamano in gergo, comprese.
Torniamo a noi. un byte è 8 bit.
Vederlo in bit è un casino per i nostri occhi e il nostro cervello, i visualizzatori preferiscono farlo vedere in esadecimale di due cifre, quindi un byte viene spezzato un due gruppi di 4 bit, che sono 16 valori, questi sedici valori sono assegnati ai caratteri della numerazione esadecimale, quindi da 0 a 9 e poi da A ad F., il primo numero è 00, l’ultimo FF
Se vedete gli editor esadecimali con coppie di caratteri tra 0 e F state vedendo i singoli byte.
Se mettiamo insieme un po’ di byte, diciamo 1024, abbiamo un Kilobyte.
Un po’ come se mettiamo insieme mille metri abbiamo un chilometro. Solo che in binario i multipli sono 1024 e non mille, anche se spesso, per arrotondare si fanno i conti con mille tondi, ma non sono calcoli esatti.
Per arrivare a un Megabyte, per logica, servono 1024 Kilobyte.
Il testo del Piccolo Principe che ho letto poco fa occupa circa 10 Kilobyte, in ASCII, sono circa 10.240 caratteri, spazi, segni di punteggiatura e a capo compresi. altro che un numero di telefono.

Vi faccio i conti io, un Megabyte è composto a 1024×1024 byte, quindi 1.048.576 byte.
In un milione di caratteri ci sta un libro intero, se scritto in solo testo.
Certo che se iniziamo ad aggiungere formattazione, grafici, immagini, impaginazione, tutte queste informazioni di contorno occupano dello spazio e lo rubano al testo, per questo un documento Word occupa più di quello che potrebbe occupare il semplice testo contenuto al suo interno.
Ad essere precisi e pignoli non è vero, perché i documenti di tipo DOCX sono salvati sul disco come documenti compressi, quindi occupano molto meno di quello che in realtà sono.
Sì, l’informatica è un mondo complesso.
Se volete saperne di più sulla compressione, vi rimando alla puntata 22 dove Alex Raccuglia ne ha parlato diffusamente e molto bene.

A volte vi accorgerete che un file, soprattutto quelli piccoli, occupano sul disco uno spazio molto più grande di quello che in realtà sono. Questo perché i dischi lavorano per cluster che sono allocabili per intero, quindi se un file è più piccolo di un singolo cluster risulterà occupare lo spazio su disco come se fosse grande come tutto il cluster.
Un po’ come in questo periodo, che gli ascensori, seppur grandi, possono essere presi da una sola persona, una persona entra e lo riempie tutto, anche se in effetti per il 90% del suo spazio è vuoto.
Una nota importante, quando parliamo di velocità, di solito l’unità di misura è espressa in bit al secondo e non in byte al secondo, quindi quando vi vendono la fibra a 100 Mega, sono 100 Megbit al secondo, non 100 Megabyte, quindi per trasferire 100 Megabyte ci vorranno 8 secondi e non solo uno.
Ovviamente in un mondo ideale dove la connettività va bene, non ci sono disturbi eccetera eccetera.

Se abbiamo 1024 Megabyte, arriviamo all’unità di spazio superiore, un Gigabyte, che equivale a 1024 x 1024 x 1024 Byte, per un totale 1.073.741.824 byte

I famosi 100 Gigabyte rubati a Leonardo di cui parlavo a inizio puntata sono quindi circa 100 x 1024 Megabyte, pari a 102.400 Megabyte, non come dice l’esperto (era tra virgolette) del tweet, 1.000 Megabyte.
Per farvi un’idea delle dimensioni, i primi film pirata in DIVX, quando ancora non c’era l’HD, stavano quasi comodamente su un CD-ROM, quindi in 600MB, poco più di metà di un GB.
I film che erano venduti sui DVD occupavano tra i 2 e i 4GB, circa, perché la compressione dei DVD video era molto blanda, pur avendo loro una risoluzione davvero infima. Arrivavano al massimo a 576 linee per fotogramma. Mi domando ancora come facessimo a dire che erano di alta qualità.
Un film in BluRay, in FullHD può arrivare a occupare qualche GB, se scaricate un film pirata in FullHD vi accorgerete che la dimensione oscilla tra 4 e 8GB.
Ma perché scaricare film pirata, oggi che ci sono servizi di streaming così comodi e alla portata di tutti?
Un BluRay ha capacità di 25GB, così per indicazione.

Dopo il Gigabyte, sempre se moltiplichiamo per 1024, abbiamo il Terabyte, che è circa 1.100 miliardi di byte.
Quando comprate un disco da 4 Tera, comprate un disco della capacità di 4.400 miliardi di byte. Anche se poi in effetti sono un po’ meno a causa del tipo di formattazione del disco che viene fatta e per tutta una serie di approssimazioni.

Con 1024 Terabyte passiamo al Petabyte, roba che nella casa dei comuni mortali, per il momento ancora non è arrivato, ma credo che non tarderà ad arrivare, visto che abbiamo dischi singoli da 32TB, chissà cosa succederà tra qualche anno.

Chiudo con i 2014 Petabyte, chissà se puzzano [pausa] scusate. [pausa] per ottenere un Exabyte, qui faccio difficoltà a immaginare cosa potrebbe occupare tanto spazio, ma magari nei datacenter dei provider più grandi al mondo lo sanno e ne maneggiano più di uno.
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Se non ve ne siete ancora accorti faccio un nuovo podcast, con uscita irregolare e parla di videogiochi, se vi interessa lo trovate su https://pilloledib.it/pdv  

Se potete ascoltare questi podcast senza che io sia andato al manicomio dovete ringraziare Alex Raccuglia che con il suo fantastico PODucer per MacOS mi risparmia ore e ore di lavoro di montaggio.  


Il tip
Il tip di questa settimana è un po’ di auto pubblicità. Diciamo che se conoscete qualcuno che ha un negozio che ha subìto in maniera pesante le restrizioni della pandemia e ha a cuore, oltre al suo business, quindi vendere, anche la sua clientela, quindi, evitare che vada ad assembrarsi nel negozio, questo è il messaggio per lui.
Con i tempi che passano, a mio parare è diventato indispensabile, per quasi qualunque tipo di attività, avere un e-commerce, un sito sul quale i clienti arrivano, decidono cosa comprare, mettono nel carrello, comprano e poi qualcuno porta loro la roba a casa oppure escono e vanno in negozio, magari programmando la visita, così da non accalcarsi, per prendere il sacchetto e andare via, stando nel negozio il minor tempo possibile.
Ho visto negozi organizzarsi con le mail, altre con whatsapp, altri ancora con facebook.
Secondo me, avere un sito, dove si accettano i pagamenti elettronici classici o il pagamento alla consegna è ancora più facile. Sembra molto più complesso da gestire, ma tutto quel che riguarda la transazione è fatta dal cliente.
Vede il catalogo, sceglie, mette nel carrello, paga e a questo punto al negoziante arriva la conferma del pagamento con la lista delle cose da preparare, senza uno scambio di molte mail con la richiesta del catalogo, questo c’è, questo non c’è, te lo preparo, poi il cliente non passa, poi chissà se lo devo tenere ancora, poi lo do via e lui passa due ore dopo e cose così.
Lo so, tutto questo va contro il cashback di stato che in piena pandemia ti invita a uscire e a spendere in negozi affollati. Io la trovo una scelta azzardata, per non dire scellerata.
Detto questo, se avete un negozio o conoscete qualcuno che ce l’ha, posso fare un sito di e-commerce a prezzi concorrenziali utilizzabile da chiunque, compreso di formazione giusto per non lasciarvelo lì senza che sappiate come metterci dentro le mani.
Tutte le informazioni e i prezzi li trovate sul sito http://iltucci.com/ecommerce 
Pensateci.


Bene è proprio tutto, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata,come al solito il lunedì mattina.

Ciao!