#407 – Evoluzione degli e-ink

Pillole di Bit
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#407 - Evoluzione degli e-ink
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Da quando ho comprato il mio primo ebook reader, quindici anni fa, prima che Amazon arrivasse in Italia, i display a inchiostro elettronico hanno subìto un’evoluzione importante e interessante.

  • Puntata 29 (no, dai, non serve riascoltarla)
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Le tecnologie evolvono, in teoria dovrebbero migliorare, ma ci sono interessi economici e a volte peggiorano, qualcuno ha inventato un termine molto preciso, enshittificano, lo so è orrendo tradurlo così, ma tant’è.
In pratica succede che per avere un servizio che prima credevi di avere con un certo livello, con il tempo ti accorgi che il livello cala o che per avere lo stesso livello devi pagare o pagare di più.
Oggi parliamo di una tecnologia che si è evoluta, ma il cui contorno, a mio parere, si è involuto, peggiorando la qualità di utilizzo generale.

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A gennaio 2017, puntata 29, vi ho parlato del display e-ink, quello che viene comunemente chiamato inchiostro elettronico e viene usato negli ebook reader.
Non andate a riascoltarla, troppo vecchia, potrei quasi vergognarmene.
Ho comprato il mio primo ebook reader, un Kindle Keyboard, direttamente da Amazon USA, consegnato in 24 ore, circa nel 2010, ancora non avevo idea che avrei iniziato a fare podcasting.
I display e-ink hanno da sempre alcune caratteristiche peculiari.
La prima è che sono, meglio dire erano, ma ci arriviamo, in bianco e nero.
La seconda è relativa all’aggiornamento pagina, a differenza dei display che tutti conosciamo, per fare il refresh di una pagina di va qualche secondo e non si fanno 120 refresh ogni secondo.
La terza, quella fondamentale, riguarda il consumo. I display e-ink consumano energia solo durante il cambio pagina. A fine refresh restano in quella condizione e non consumano più nulla.
L’ultima, per la quale sono perfetti come alternativa alle pagine di carta, è che non emettono luce, per questo non affaticano la vista e possono essere letti per ore. Al buio serve una fonte di luce esterna, ovviamente.
Come funziona un display e-ink di base?
immaginate ogni pixel come un pallino con dentro un liquido denso.
In questo liquido sono annegate delle particelle bianche e nere, con polarizzazione contraria, tutte le bianche sono positive, tutte le nere negative.
Se noi mettiamo due strati trasparenti davanti e dietro ai pixel, strati che possiamo polarizzare, possiamo decidere quali particelle portare in superficie.
Se polarizziamo lo strato di sopra con tensione negativa e quello di sotto con tensione positiva, ecco che tutte le particelle bianche andranno verso l’altro e le nere verso il basso. Quel pixel sarà bianco agli occhi di chi guarda il display.
Se inverto la polarizzazione il pixel sarà nero.
Per fare refresh della pagina, solitamente la pagina viene tutta passata al bianco e poi vengono applicate le parti al nero, per questo ci va del tempo percattibile durante il quale si vede qualche sfarfallio.
Poi sono passati 16 anni e le cose sono cambiate molto.
Uno dei primi grandi cambiamenti riguarda la disponibilità dei display, sono riuscito a usarli collegandoli ad Arduino o al Raspberry Pi.
è interessante avere un sistema che scrive qualcosa su un display, poi si iberna per consumare pochissimo, si riaccende dopo molte ore, recupera le informazioni, aggiorna il display e si iberna ancora.
La durata in batteria, seppur con un display, aumenta tantissimo.
Poi sono arrivati i display e-ink a colori.
Per piccoli passi.
Prima a 3 colori. Bianco, Nero e un colore
Poi Bianco, Nero e 2 colori
Poi RGB
E infine CMYK. Questo pare difficile, ma non lo è.
Partendo dall’assunto che devono rimanere display che consumano energia solo mentre si aggiornano, come possiamo far vedere dei colori?
Nella nostra sferetta pixel, al posto di avere solo due tipi di particelle ne mettiamo 4, una bianca, una nera, una rossa e una blu, ad esempio.
Due sono polarizzate positivamente, due negativamente.
Ma le due colorate sono particelle più grandi, che si muovono più lentamente nel liquido denso della sferetta.
Se io applico sulla superficie una tensione positiva per breve tempo avrò le particelle negative nere, più piccole e veloci nel muoversi nella sferetta a raggiungere la superficie. Se invece tengo la tensione per un tempo più lungo permetterò alle particelle ad esempio blu di passare davanti a quelle nere, anche se arrivano dopo, visto che sono più grandi. A questo punto il pixel sarà blu.
La stessa cosa vale per il bianco e il rosso.
Per questo tipo di display l’aggiornamento è più lento e viene fatto per colore.
Prima si cancella tutto, poi viene visualizzato un colore, poi un altro e infine un altro, a fasi, si vedono proprio gli aggiornamenti con dei poco piacevoli flash.
Con un display di questo tipo a tre colori, con il rosso da circa 10” ho realizzato il menu della settimana che abbiamo in cucina da oltre 6 anni.
Un Raspberry Pi Zero si interfaccia con un documento google fogli, prende il menu e lo visualizza sul display.
Si aggiorna 4 volte al giorno e so sempre cosa mangio oggi e qual è il menu dell’intera settimana.
Nel mondo degli ebook reader l’evoluzione ha seguito strade diverse.
Innanzitutto è nata l’illuminazione dello schermo con dei LED frontali dai bordi dello schermo stesso, rendendo possibile la lettura anche in assenza di luce senza doversi portare la pila appresso.
Poi è nato il paperwhite, nel quale l’illuminazione arriva per trasparenza da dietro, è più gradevole e regolabile, anche in tonalità, aumentando la qualità della lettura e superando di fatto i limiti della carta.
Parliamo tra un attimo della scellerata decisione di abbandonare i tasti fisici a favore del display touch.
Parlo dei prodotti Amazon, non ho provato altri, non sono un podcast ricco che si può permettere di provare tutto l’hardware che vorrebbe.
Torniamo ai display. Come si possono ottenere i display e-ink a colori per davvero e non limitati a 3 o 4 colori?
Le tecnologie attuali sono 2.
La prima si chiama CFA, color filter array.
Il display è un e-ink in bianco e nero
Sopra il display viene posizionato un filtro che copre ogni pixel con i colori Rosso, Verde o Blu.
Per come è fatto il nostro occhio, ogni pixel Rosso e Blu ci sono 2 pixel verdi.
La griglia è quadrata come un normale display, i pixel colorati sono disposti in modo diffuso.
A questo punto, a seconda del colore che si vuole far vedere, si mette il bianco sotto ai pixel rossi, verdi e blu vicini di diversa intensità, la composizione arriverà all’occhio come un colore composto nella classica costruzione RGB come nei display LCD.
Per limiti di questa tecnologia, la risoluzione a colori del display è dimezzata rispetto allo stesso display in bianco e nero.
La seconda tecnologia è più sofisticata e si chiama ACeP, Advanced Color ePaper. Quanto ci piacciono gli acronimi a noi tecnici.
Ogni pixel ha le particelle di 4 colori, Ciano, Magenta, Giallo e Nero. In inglese Cyan, Magenta, Yellow, Black, per questo l’acronimo CMYK.
Se ci fate caso sono gli stessi colori delle cartucce di inchiostro o toner che comprate per la vostra stampante.
Come per i display a 3 o 4 colori le particelle sono polarizzate in modo diverso e hanno velocità diverse dentro al pixel.
A seconda del colore che si vuole far vedere in quel pixel viene mandata una forma d’onda per far arrivare in superficie la giusta quantità di particelle per comporre quel colore.
Esattamente come per la stampante che dosa la quantità di microgocce d’inchiostro per generare tutti i colori che servono.
Ho visto alcuni video di questa tecnologia e il refresh è molto lento.
Adesso passiamo alla tecnologia intorno agli ebook reader, almeno quelli di Amazon, l’ebook reader che domina il mercato con l’85% di copertura.
Non posso dirvi come sono gli altri perché non li ho mai usati.
A fine puntata aggiungo due note eprsonali.
Il mio vecchio kindle keyboard del 2010 aveva il display in bianco e nero, una tastiera che non ho mai utilizzato, due comodissimi pulsanti per il cambio pagina, il software interno semplice ed intuitivo, non era retroilluminato e per accendero e spegnero c’era uno slider che impediva di fare azioni per errore.
Aveva anche tutta una sezione audio con jack cuffie, altoparlanti e microfono che non sono mai stati implementati.
Per discutibili scelte lato cliente tra poche settimane questo dispositivo non potrà più collegarsi con lo store di Amazon, in quanto troppo vecchio, per loro diventa immondizia elettronica.
Mi ha mandato uno sconto e ho preso il nuovo kindle base, dopo 15 anni, anche se funzionante, il cambio si può fare. Il vecchio, anzi, i vecchi, a casa ne abbiamo due, anche se quello di moglie ha la batteria morta, proverò a usarli con un software di terze parti.
In ogni caso si può ancora usare con Calibre.
Quello nuovo ha alcuni innegabili vantaggi, dopo 15 anni vorrei ben dire.
Pesa 150 grammi contro 220 e si sentono tutti.
Il display si legge meglio, il refresh è migliorato e la luce, anche se non paperwhite, è un gran passo in avanti.
Mi mancano i pulsanti per il cambio pagina, si fa con il touch, ma preferivo il bottone di lato allo slide sul display.
Sarei curioso di sapere se costa meno uno schermo touch o mettere i pulsanti ai lati e il cursore per muoversi nei menu.
Non ho preso le evoluzioni come il paperwhite, il colorsoft o lo scribe perché per il mio utilizzo sarebbero stati davvero troppo cari.
Ciao Amazon, se mi segui e vuoi mandarmeli da recensire, scrivimi.
L’esperienza del software a bordo la trovo peggiorata, ma io sono vecchio.
Il pulsante dello standby è davvero la cosa peggiore, lo schiaccio sempre per errore, lo slider era molto meglio.
Anche le plastiche della vecchia versione erano meglio.
Hanno giocato al risparmio sotto molti punti di vista, un peccato.
Se lo collego al Mac e avvio Calibre lo vede subito senza alcun problema.
Passiamo adesso all’annoso problema degli ebook.
Gli ebook sono come i videogiochi su Steam. Si compra la licenza di leggerli e non il possesso di un oggetto fisico come un libro vero.
Diciamo che non avendo loro la stampa e tutta la logistica della carta, mi aspetterei un costo inferiore al libro di carta, ma spesso non è così.
Non si possono vendere, non si possono prestare.
Se il venditore ne perde i diritti, in certi casi, potrebbero sparire dai lettori senza preavviso.
Chi compra ebook dovrebbe saperlo, esserne consapevole e comprarli dopo aver accettato questi limiti.
Il DRM è e sarà sempre uno schifo, quando anche gli editori dei libri e i gestori della distribuzione degli ebook lo capiranno, dopo che lo hanno capito gli store di musica, sarà sempre troppo tardi.
Poi arrivano le cose positive.
Gli ebook non occupano posto in casa. In un mondo dove le case sono sempre più piccole e costano sempre più care è un vantaggio.
Vendere i libri usati che non si sa dove mettere è un tedio. Gli ebook tolgono questo tedio.
Portarsi appresso qualche libro per i viaggi o per gli spostamenti casa lavoro, indipendentemente dallo spessore del libro e dalla loro quantità, pesa sempre 150 g
Eventuali traslochi costano di meno.
Quando giungerà la nostra ora, chi dovrà gestire le nostre cose, avrà meno peso da smaltire.
Se voi la pensate diversamente e amate la carta, buon per voi, non giudico nessuno e tutti leggono quello che vogliono sul supporto che preferiscono.
Non venite a spiegare a me cosa è meglio. Io ho già deciso.
Sia come tecnologia, come marca, come modalità.
Serviva questa chiusura finale? Eccome se serviva.

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Leggo tutti e se siete educati rispondo.
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Questa puntata di Pillole di Bit è giunta al termine, vi ricordo che se ne può discutere nel gruppo Slack e che tutti i link e i riferimenti li trovate sull’app di ascolto podcast o sul sito, non serve prendere appunti.
Io sono Francesco e vi do appuntamento a lunedì prossimo per una nuova puntata del podcast che, se siete iscritti al feed o con una qualunque app di ascolto vi arriva automagicamente.

Grazie per avermi ascoltato

Ciao!

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