#404 – Datacenter in guerra

Pillole di Bit
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#404 - Datacenter in guerra
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I datacenter sono oggetti fisici enormi, facili da puntare con armi anche a lungo raggio. E dentro ci sono i server che fanno funzionare i servizi cloud. A fronte di un disservizio dopo un bombardamento, dire che il cloud non esiste è dire una cosa falsa.

Puntate sul cloud: 375, 376, 377, 378 e 379

Per leggere lo script fai click su questo testo

Da bravo nerd, ho guardato il numero di questa puntata e ho pensato di pubblicare un file audio di 4 o 5 minuti, vuoto, per rappresentare il codice di errore http 404, not found, non trovato. Ma ho già saltato una puntata poco tempo fa e non mi pareva il caso. Voi fate finta che io lo abbia fatto.

La guerra è una cosa orrenda, lo sappiamo tutti.
Ma orrendo è anche leggere certe affermazioni che, derivate da un attacco di droni esplosivi, portino la gente a dedurre cose sbagliate o fuorvianti. Magari con commenti, sul social più trash di questo periodo, che non fanno altro che esaltare queste affermazioni, senza rispondere, come si dovrebbe, che è stata detta una grande fesseria.

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Tempi bui, orrendi.
E succede che dei droni siano stati lanciati per più di una volta su dei data center di AWS, Amazon Web Services, il servizio cloud più famoso al mondo.
Questi attacchi hanno generato dei disservizi, ovviamente.
Qualcuno ha colto la palla al balzo per uscirsene con una delle affermazioni peggiori utilizzabili in questi casi: “il cloud non esiste”.
Lo ha detto in un lungo post su Linkedin.
Io comprendo che la parola Cloud per i servizi forniti da aziende che hanno datacenter in tutto il mondo forse non sia la parola più adatta, l’ho sostenuto parecchie volte.
Ma arrivare a dire che il cloud non esiste è al pari di quelli che dicono che il cloud è solo il computer di qualcun altro. O forse anche peggio.
Queste cose mi mandano fuori di testa.
Non perché lavoro all’interno dei data center dei servizi cloud.
Ma perché dalla posizione di persona con una certa posizione, sfruttando un evento terribile, si facciano affermazioni errate per cercare di convincere persone a cambiare il proprio modo di lavorare o a convincerle che il mondo tecnologico sia fatto in un modo diverso da come è realmente costruito.
La cosa che ancora mi fa più arrabbiare è che i commenti sotto non facevano altro che suffragare questa tesi sbagliata e fuorviante.
Nessuno, non uno, che abbia detto “guarda che hai detto una fesseria”.
Non avrei potuto dirlo io, a causa dell’azienda dove lavoro, ovviamente.
Non serve che mi soffermi, ancora una volta, a spiegare cos’è il cloud, potete andare a riascoltare le 5 puntate di approfondimento di qualche mese fa, dalla 375 alla 379.
Vorrei solo ricordare alcuni dettagli fondamentali, per mettere un po’ i puntini sulle i.
Il cloud esiste, dà lavoro a molte persone e permette a molte aziende di poter lavorare meglio e in modo più dinamico.
Per dinamico intendo che se c’è bisogno di un picco di prestazioni, viene chiesto, lo si ottiene e si paga la fattura.
Nessuna azienda è in grado di fare questa cosa a casa propria se non con un investimento in hardware insulso che non verrà mai utilizzato se non durante il picco, solitamente breve.
Se qualcuno si può permettere di dire che sono tutte fesserie e che questo tipo di servizi sono inutili, vuol dire che non ha un business tale da averne bisogno, non ha scoperto che ne ha bisogno o non ha un business.
Certo, non è obbligatorio avere dei servizi in cloud, o non è detto che tutti ne abbiano bisogno, sia chiaro. Però dovreste dirmi come gestite la copia di backup offsite se non avete qualcuno a cui farla tenere sufficientemente lontano e comodo da raggiungere.
E ricordatevi che, volenti o nolenti, usate servizi cloud tutti giorni.
Il cloud esiste, manda avanti questo mondo e lo fa da dentro dei data center sparsi per il mondo, gestiti da persone che fanno molti mestieri diversi.
Non è una cosa bianca e soffice, ovviamente.
Se viene bombardata cade.
Ma se chi lo usa, lo fa in modo coerente, riesce a non avere disservizi anche sotto le bombe, fino a un certo limite.
La cosa interessante dei fornitori cloud è che sono distribuiti in giro per il mondo.
La vostra azienda, il vostro miniPC quanto sono distribuiti?
Se succede qualcosa ai vostri dati, avete la possibilità di far funzionare tutto spostando solo qualche parametro per connettervi al sistema che è in sincrono a Francoforte, a Parigi, a Madrid?
Forse no.
Se avete il vostro server di posta in cantina, come io ho il mio NAS, se la cantina si allaga, come fate a ricevere e inviare la posta?
Non fate.
Se avete la posta presso un provider che ha il servizio distribuito in tutta Europa, se uno dei suoi data center si spegne, si incendia, si allaga, viene bombardato, la posta continuate a usarla.
No, se è Libero no, hanno un solo posto, a quanto pare.
Smettetela di dire che il cloud non esiste.
Magari chiamatelo in un altro modo, ma è importante che le persone sappiano che tenere i dati solo sotto al letto, su un computer con un solo alimentatore, un disco e fare un backup ogni tanto su un disco USB, non è il modo giusto per fare business. Magari va bene per casa propria, fino a quando non va a fuoco casa per una perdita di gas per il quale nessuno ha pensato a un sensore.
Perché a casa non ci sono determinate normative che in altri posti sono molto stringenti.
Dite le cose come stanno.
Dite le cose bene.
Soprattutto se avete una grande audience, avete una grande responsabilità.
Per favore.

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Io sono Francesco e vi do appuntamento a lunedì prossimo per una nuova puntata del podcast che, se siete iscritti al feed o con una qualunque app di ascolto vi arriva automagicamente.

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